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L’European Service Module arriva al KSC

L'european Service Module mentre viene caricato sull'Antonov. Copyright ESA–A. Conigli

Ha impiegato 24 ore l’European Service Module per raggiungere la Florida.

Dopo essere partito da Brema in Germania a bordo di un Antonov AN-124, ed aver sostato ad Amburgo e Portsmouth negli USA, lo scorso 7 novembre l’ESM è atterrato al Kennedy Space Center.

Il primo modulo di servizio è sicuramente un componente chiave di Orion, con la quale viaggerà attorno alla Luna durante l’Exploration Mission-1. Esso fornirà le potenti spinte necessarie ad entrare ed uscire dall’orbita lunare, e le accensioni più delicate per le correzioni di rotta e la gestione dell’assetto.

Dopo anni di progettazione, costruzione e test in Europa, la centrale energetica che condurrà Orion verso la Luna verrà presto unita con il resto dell’astronave per permettere lo svolgimento degli ultimi test prima del lancio.

Made in Europe

L’European Service Module è davvero un sforzo europeo nel senso più esteso. I componenti principali sono stati costruiti ed integrati in Italia ed in Germania, mentre i componenti più piccoli provengono da diversi altri paesi europei, inclusi i pannelli solari forniti dai Paesi Bassi. Inoltre per la prima volta, la NASA utilizzerà un sistema costruito in Europa come elemento critico per alimentare un veicolo spaziale americano, estendendo la cooperazione internazionale in atto nel progetto della International Space Station, allo spazio profondo.

Orion: una collaborazione internazionale: Copyright ESA–K. Oldenburg

Senza ombra di dubbio è possibile affermare che la fiducia guadagnata dal know-how europeo con il programma ATV (Automated Transfer Vehicle), ha aperto le porte al progetto dell’European Service Module. Il veicolo spaziale automatico ATV durante le sue missioni, ha permesso l’invio di svariate tonnellate di materiali e rifornimenti sulla Stazione Spaziale Internazionale. Le sue eredità ingegneristiche ed operative sono state cruciali nello sviluppo dell’ESM, come per esempio i propulsori ausiliari e i serbatoi per la pressurizzazione.

I prossimi passi

Dopo essere stata scaricata e disimballata, l’unità verrà controllata verificandone la sua integrità dopo il volo transatlantico e quindi verrà collocata nell’edificio Operations & Checkout (O&C) del Kennedy Space Center.

Alcune parti dell’European Service Module sono già state spedite via mare in due containers e sono rimaste in attesa dell’arrivo del cargo aereo. Esse includono le coperture degli ugelli, lo scudo termico, e gli strati isolanti. I pannelli solari invece, raggiungeranno la Florida nel febbraio del 2019.

Una volta nel O&C, l’ESM verrà adattato al Crew Module Adapter (CMA) per formare l’Orion Service Module. Lo svolgimento di questa operazione richiederà del tempo, visto che tutte le tubazioni dei fluidi e dei gas dovranno essere saldate e che dovranno essere connessi i cablaggi elettrici. Di seguito verrà unito il modulo dell’equipaggio al modulo di servizio, ed il veicolo spaziale completamente integrato verrà trasferito alla Plum Brook Station del Glenn Research Center della NASA, in Ohio, per una campagna di test che durerà 60 giorni. L’intero veicolo spaziale sarà sottoposto alle intense condizioni presenti durante il lancio, nella camera a vuoto più grande del mondo.

Una volta completa, l’astronave Orion tornerà al KSC per venire integrata al suo lanciatore, il razzo Space Launch System (SLS), e preparata per la sua prima missione in orbita lunare senza astronauti, volta a dimostrarne le effettive capacità.

Orion: the spacecraft. Copyright ESA–K. Oldenburg

ESM-2

Gli ingegneri europei sono già al lavoro per la costruzione del secondo European Service Module il quale dovrà inoltre fornire aria, acqua e controllo ambientale agli astronauti che voleranno con l’Exploration Mission-2 di Orion.

L’ESA è immensamente orgogliosa di giocare un ruolo cruciale nel ritorno dell’Umanità sulla Luna, grazie al duro lavoro ed alla determinazione dei diversi team coinvolti nel portare l’ESM di nuovo sul nostro satellite.

Il decollo da Brema:

Fonte: ESA

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