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ESA, il numero uno Jan Wörner fa il punto del 2016

Dal futuro della Stazione Spaziale Internazionale ai dubbi sull’Ariane 6, passando per il progetto «strampalato» del  Moon Village: il Direttore Generale dell’Agenzia Spaziale europea Jan Woerner non si è risparmiato oggi 15 gennaio a Parigi davanti ai giornalisti e ha affrontato tutti i temi più scottanti sul tavolo. Woerner ha fatto il punto sulle prospettive e le aspettative dell’Agenzia dell’anno appena iniziato, partendo dal bilancio, che ha visto raddoppiarsi il contributo dell’Italia.

Il bilancio ESA 2016

Rispetto allo scorso anno, il bilancio dell’ESA è cresciuto del 18,4% arrivando a 5,25 miliardi di euro. Tra i paesi, l’Italia è quello che ha aumentato maggiormente la sua quota, rafforzando la posizione di terzo finanziatore con il 13,4% della parte spettante ai membri. Il governo di Roma ha più che raddoppiato il suo impegno (+55%), arrivando a  512 milioni di euro.

Jan Woerner nella conferenza stampa di Parigi, Credits: ESA–Stephane Corvaja, 2016

L’aumento della componente italiana al budget dell’Agenzia è figlio del progetto per il lanciatore VEGA C, di cui l’Italia è capocommessa attraverso la ELV, joint venture tra la AVIO di Colleferro (70%) e l’Agenzia Spaziale Italiana, ASI (30%).

Tra i paesi membri, i primi due finanziatori rimangono la Germania, con 873 milioni (+9%, 24,6% del totale) e la Francia, con 845 milioni (23,4%). Dopo l’Italia segue la Gran Bretagna all’8,7%. La quota più contenuta è invece versata dall’Estonia con soli 900mila euro.

Il maggior finanziatore dell’ESA è tuttavia la Commissione Europea, che nel 2016 verserà nelle casse dell’ESA 1,32 miliardi di euro, destinati sopratutto al programma di posizionamento globale Galileo e alle sentinelle della costellazione di osservazione della Terra Copernicus.

Proprio i programmi di osservazione della Terra si confermano i più consistenti tra le voci di spesa del 2016, con il 30,5% del budget pari a circa 1,6 miliardi di euro. Tra le altre, il settore dei lanciatori è passato dagli 608 milioni del 2015 a poco più di un miliardo di euro per l’anno in corso (20% del budget totale), fondi necessari per dare avvio allo sviluppo dell’Ariane 6 e del VEGA C. Uno dei pochi settori a perdere finanziamenti è quello del volo umano, che passa dai 371 milioni del 2015 ai 365 del 2016 (7% del totale).

Il futuro della ISS 

«Sono convinto che l’Agenzia rimarrà partner della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) fino al 2024», ha detto Woerner ai giornalisti.

La parole di Woerner sulla ISS rispondono direttamente a quanto sostenuto dai direttori generali del’Agenzia Spaziale francese (CNES) e tedesca (DLR) nelle settimane scorse. Yves Le Gal e Pascale Ehrenfreund, in particolare, avevano avanzato dubbi sulla sostenibilità finanziaria dell’operazione di prolungamento della partecipazione europea alla stazione orbitale oltre il 2020, anno programmato per la fine della missione.

«Farò del mio meglio per convincere i governi membri sul valore del progetto ISS», ha aggiunto Woerner. «Chiaramente c’è meno interesse scientifico sulla ISS rispetto al passato – ha confessato – è una cosa che si può dire, ma è una posizione molto difensiva. Ma la ISS è molto più di questo, grazie anche al valore dell’organizzazione internazionale che abbiamo creato per gestire la struttura. L’importanza della stazione spaziale per me non è in discussione».

«I soldi ci sono sia per arrivare fino al 2024 e sia per iniziare a vedere cosa fare dopo tutti insieme», ha concluso Woerner.

Progetto Moon Village

In realtà Woerner ha già in mente cosa fare dopo la fine del programma della Stazione Spaziale Internazionale: il Moon Village, una base lunare abitabile già dai primi anni del prossimo decennio.

«Vedo il Moon Village come l’ideale successore della ISS – ha detto -, non si tratta di una competizione, ma di una collaborazione tra Stati. È molto più interessante se tante nazioni vanno insieme sulla Luna».

Progetto del Moon Village; Credits: ESA

Il programma lunare, tuttavia, annunciato i primi giorni di gennaio, ha registrato un’accoglienza piuttosto fredda nel mondo dello Spazio europeo. In particolare il numero uno del CNES aveva parlato di un «minor interesse scientifico nella Luna rispetto a Marte» e della necessità di una strategia comune tra gli Stati.

Tuttavia, Woerner ha specificato che non c’è bisogno una «decisione formale» tra i Paesi membri per creare una base sulla Luna, poiché le singole nazioni o agenzie potrebbero decidere se far parte del progetto o no.

«I russi hanno programmato diverse missioni lunari, perché non dovrebbero prendere parte al Moon Village?», si è chiesto Woerner, così come i cinesi, «che stanno progettando l’esplorazione della Luna». «Parleremo con le nazioni di tutto il mondo», ha detto.

Un’ipotesi, quella del Moon Village, definita «strampalata» da molti, ma che proprio per questo piace a Woerner: «La parola follia è esattamente quella che volevo suscitare, dobbiamo pensare fuori dagli schemi, perché questo significa nuove idee», ha detto.

La cosa più importante, ha concluso in numero uno dell’ESA, è capire dove andare con precisione. «Il lato vicino, il lato nascosto, ai poli? Dobbiamo avere le idee chiare in questo».

Ariane 6 e VEGA C

Parlando dell’accesso allo Spazio, invece, il Direttore Generale dell’ESA ha avuto modo anche rispondere sulla tecnologia di rientro che permette di riutilizzare parte di un razzo, da poco sperimentata con successo da SpaceX, e invece assente nel futuro razzo europeo, l’Ariane 6.

Immagine artistica del nuovo VEGA C; Credits: ELV/CNES/Arianespace

Proprio nei giorni scorsi, due importanti esponenti delle Istituzioni Europee avevano sottolineato nel corso dell’ottava conferenza sulle politiche spaziali come l’Ariane 6 potrebbe essere in futuro tagliato fuori dal mercato se la tecnologia di recupero dovesse prendere piede. Inoltre, i due rappresentanti avevano auspicato un maggior coinvolgimento della Commissione Europea nella prossima generazione di lanciatori che seguirà l’Ariane 6.

«La riusabilità dei razzi è sicuramente uno degli argomenti su cui più abbiamo discusso, ma non l’unico. Abbiamo cercato di valutare tutti gli approcci per i nuovi lanciatori» ha detto Woerner. «Abbiamo cercato di capire come migliorare i nostri vettori e quali sono le sfide che abbiamo davanti, anche nel campo della competizione commerciale», ha aggiunto.

Anche perché, ha tenuto a precisare, «i razzi riusabili non sono la formula magica, sono solo uno degli elementi per diminuire il costo di lancio, e poi bisogna capire quale parte del vettore riutilizzare».

Riguardo ai nuovi vettori europei, in ogni caso, Woerner ha detto che l’Ariane 6 e il VEGA C «sono la scelta giusta, ma possiamo anche cominciare a pensare cosa ci sarà dopo».

Possibili ritardi per ExoMars

Riguardo alle missioni attualmente in fase di sviluppo, Woerner ha annunciato che la seconda parte di ExoMars, quella prevista nel 2018, va ancora finanziata e che per questo «potrebbe slittare al 2020» se i fondi non saranno sbloccati entro l’anno. Il numero uno dell’ESA non ha specificato quanti soldi mancano ancora all’appello, ma ha precisato che si tratta di «un problema europeo», e non della Russia, altro partner della missione.

(Foto: ESA–Stephane Corvaja, 2016)

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