Dalle due rampe di lancio a disposizione di SpaceX sulla costa orientale degli Stati Uniti, LC-39A e lo Space Launch Complex 40, da oramai sei anni partono principalmente missioni Starlink. Oggi sono talmente di routine – così tanto che le dirette video sono praticamente prive di commento e durano lo stretto necessario – e così frequenti che sono diventate la normalità. Ed è proprio quando ci sono altre missioni pronte a decollare che l’attenzione si concentra nuovamente sul carico utile a bordo del Falcon 9. A maggior ragione se si parla di un progetto mai annunciato pubblicamente da parte di SpaceX e che riguarda il trasporto di materiale da un punto all’altro della Terra.
Non si tratta di un sistema complesso e ancora in fase di sperimentazione come Starship, il lanciatore completamente riutilizzabile che SpaceX sta costruendo in Texas, ma di una più piccola capsula di circa tre metri di diametro e 75 centimetri di altezza chiamata Starfall. Non è chiaro, tuttavia, quante capsule siano state rilasciate. Secondo i siti specializzati NASASpaceflight e ArsTechnica, Starfall è rimasta attaccata al secondo stadio del Falcon 9 per circa un’orbita e mezza, quando poi è stata espulsta e preparata al rientro.
Durante la missione, che è decollata il 23 giugno 2026 alle 12:53 italiane dallo SLC-40, non sono state diffuse immagini della capsula. Tuttavia, in un report pubblicato dalla Federal Aviation Administration (FAA), l’ente statunitense che sovrintende tra le altre cose alle attività di lancio e di rientro di oggetti spaziali, sono stati pubblicati alcuni render e informazioni sul funzionamento e sulle caratteristiche di Starfall.
Si tratta di un corpo cilindrico di circa 2.100 kg con la possibilità di trasportare circa 1.000 kg di carico utile. Starfall è divisa in due sezioni: la parte superiore e lo scudo termico. La prima è una struttura in alluminio parzialmente avvolta in un materiale di protezione termica e di circa 1.400 kg; lo scudo termico è in fibra di carbonio e avvolto anch’esso in un materiale protettivo: contiene due COPV (serbatoi pressurizzati) da 151 litri e diverse bombole ausiliarie da 9 litri l’una che contengono l’azoto per il controllo dell’assetto durante le fasi di rientro. Il peso complessivo dello scudo è di circa 700 kg. La scelta di questo gas, e non di altri propellenti ipergolici come solitamente avviene, è stata fatta in ottica di un rapido recupero e apertura della capsula stessa: l’azoto è infatti un gas inerte e non servono particolari precauzioni di sicurezza durante le fasi di avvicinamento a Starfall, a differenza di quanto avviene con le capsule Dragon.
Starfall infine dispone di tre paracadute: uno pilota, uno frenante e uno principale, che si apriranno in sequenza rallentando progressivamente la capsula.
Il report riporta anche la zona di ammaraggio per ora concordata: l’Oceano Pacifico, a circa 1.300 km dalla costa occidentale degli Stati Uniti, in acque internazionali. Tuttavia sembra che SpaceX voglia in futuro sfruttare Starfall per trasportare rapidamente carichi da un punto all’altro della Terra, facendo atterrare la capsula direttamente a Terra.
La capsula può essere immessa direttamente in orbita – in questo caso le informazioni circa la permanenza in orbita non sono pubblicamente disponibili – o in una traiettoria suborbitale. Nel primo caso, è possibile che possa venire utilizzata sia per effettuare esperimenti scientifici che per la produzione di oggetti nello spazio, per «creare un mercato commerciale autosufficiente per la produzione nello spazio, offrendo accesso alla microgravità e al vuoto, possibilità di sostare in orbita e rientro sicuro dall’orbita come servizio su larga scala», come si legge nel report della FAA. Starfall, sempre nel documento, è indicata come possibile «successore su vasta scala della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), riprendendo gli esperimenti di produzione di successo della ISS e scalandoli a un’economia di produzione autosufficiente nello spazio».
Se il progetto di Starfall dovesse concretizzarsi, come nelle intenzioni di SpaceX, in una produzione di massa e nel trasporto di decine di capsule a bordo di Starship, l’azienda potrebbe espandere ulteriormente la propria egemonia nel mondo spaziale. Sebbene altre aziende abbiano già progettato e lanciato diverse missioni con le proprie capsule, nessuna di queste ha a disposizione un proprio sistema di lancio, a differenza di SpaceX. Le aziende in questione, Varda Space, Inversion e Atmos Space Cargo, hanno proprio sfruttato le periodiche missioni condivise in rideshare offerte da SpaceX per lanciare le proprie capsule.
Fonte: report FAA

