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ClearSpace prosegue nella raccolta di fondi per la sua prima missione

Frame tratto dal filmato promozionale di ClearSpace. Credits: ClearSpace/YouTube

La startup svizzera ClearSpace ha annunciato lo scorso 19 gennaio di aver raccolto altri 26,7 milioni di euro per finanziare la sua prima missione per la rimozione di detriti spaziali prevista per il 2026.

L’investitore europeo OTB Ventures ha guidato la prima fase dell’operazione di finanziamento, assieme a Swisscom Ventures; all’operazione ha partecipato anche l’istituto governativo lussemburghese Luxembourg Future Fund (LFF).

Secondo quanto dichiarato dal co-fondatore e amministratore delegato Luc Piguet, attualmente ClearSpace ha raccolto fondi per lo sviluppo delle proprie tecnologie per un totale di 130 milioni di euro sia da fonti commerciali sia governative. Il grosso dei finanziamenti vengono nell’ambito di ClearSpace-1, una missione per la rimozione di detriti spaziali assegnata dall’Agenzia Spaziale Europea per un valore di 110 milioni di euro nel 2020, e sponsorizzata fra l’altro dal noto brand svizzero di orologi Omega. Essa prevede l’impiego di un veicolo spaziale dotato di quattro braccia articolate, per rimuovere una parte di un razzo Vega dall’orbita bassa terrestre. Piguet ha dichiarato alla testata SpaceNews che è previsto che debba essere un Vega-C a collocare in orbita il veicolo-spazzino.

La missione ClearSpace-1 effettuerà il rendez-vous, la cattura e il rientro distruttivo della parte superiore di un adattatore VESPA (Vega Secondary Payload Adapter) proveniente dalla seconda missione del lanciatore europeo VEGA, avvenuta nel 2013. Il relitto è attualmente in un’orbita di circa 800 × 660 km di quota, in graduale abbassamento, rispettando i regolamenti legati alla mitigazione dei detriti spaziali. ClearSpace-1 impiegherà un sistema robotico sviluppato dall’ESA per catturare VESPA ed eseguire un rientro atmosferico controllato e distruttivo.

Render della missione ClearSpace-1, che ha l’obiettivo di rimuovere dall’orbita la parte superiore di un adattatore VESPA derivato da un lancio del vettore europeo VEGA. Credits: ESA/ClearSpace

Con una massa di 112 kg, il bersaglio di ClearSpace-1 è vicino alla taglia di un piccolo satellite, mentre la sua forma relativamente semplice e la sua struttura robusta rendono VESPA adatto per la prima missione della startup elvetica, per poi progredire verso missioni più complesse che possono prevedere anche la cattura di più oggetti. Prima di essere spostata sulla sua orbita operativa, ClearSpace-1 sarà lanciata inizialmente in un’orbita di 500 km per permettere lo svolgimento del periodo di messa in servizio (commissioning) e di alcuni test critici.

ClearSpace è inoltre in corsa per assicurarsi il contratto per la rimozione di due detriti dall’orbita bassa nel 2026 da parte dell’agenzia spaziale del Regno unito (UK Space Agency), ma dovrà vincere la concorrenza della startup giapponese Astroscale.

Nel novembre del 2022, ClearSpace ha annunciato l’intenzione di estendere la vita orbitale di un satellite Intelsat in orbita geostazionaria, fra il 2026 e il 2028, prima che esaurisca il suo propellente.

Il mercato spaziale globale è in crescita, spinto dall’interesse strategico e commerciale da parte dei vari governi, dalle innovazioni tecnologiche che aprono nuovi mercati per gli operatori privati, e dalla progressiva riduzione dei costi per il lancio dei satelliti.

Purtroppo, parallelamente all’inizio dell’era dell’astronautica, vi è stato una progressiva congestione dell’orbita bassa terrestre con detriti di varie dimensioni, natura e forma, dagli stadi defunti di lanciatori a satelliti fuori uso, a parti metalliche più disparate. Da diversi anni il problema dei cosiddetti space debris è sempre più minaccioso per tutti gli operatori spaziali. Secondo l’ESA esistono 32.480 detriti orbitanti il nostro pianeta che vengono tracciati dai network di sorveglianza spaziale e oltre 130 milioni sono gli oggetti impossibili da tracciare, con dimensioni che vanno da 1 mm a 10 cm. Questa immondizia spaziale non solo inquina l’ambiente dell’orbita bassa, ma rappresenta un rischio critico per i satelliti e per i veicoli spaziali con equipaggio.

Fonti: SpaceNews; ClearSpace; ESA

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