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Mars Sample Return: NASA valuta un programma

Riportare sulla Terra dei campioni di suolo marziano: gli scienziati sono concordi nel definire questa missione il “santo Graal” dell’esplorazione spaziale a medio termine, in attesa, ovviamente, di uno sbarco umano.
Secondo quanto riportato dal sito divulgativo nasaspaceflight.com, il Mars Program Planning Group (MPPG) del NASA Advisory Council avrebbe prodotto lo scorso novembre un documento con diretti riferimenti ad una missione di sample-return con l’impiego di SLS ed Orion.
Inutile cercare traccia di questo progetto nella Exploration Roadmap; tuttavia, l’assenza di piani precisi al di fuori di quelli racchiusi nelle Exploration Missions 1 e 2 apre le porte al possibile inserimento della missione sample-return nella struttura generale delle attività di SLS/Orion.
Nel documento, il team MMPG sottolinea come il sample-return rappresenti una “promettente intersezione di obiettivi”, sia per la ricerca di prove di una passata vita su Marte, sia per l’acquisizione di know-how in vista di uno sbarco umano.
Quest’ultimo viene ritenuto possibile non prima del 2033, considerando l’attuale ritmo di sviluppo dei programmi NASA, ma la missione sample-return potrebbe essere molto più vicina, pur condividendo gran parte dei sistemi con il programma umano di esplorazione marziana.
Nel dettaglio, l’approccio del MPPG è definito “single-shot Mars-Sample return on SLS”, e potrebbe usare una sonda orbitante a propulsione elettrica solare gestita come carico pagante secondario sul nuovo razzo Heavy Lift. In alternativa, si potrebbe impiegare un Falcon Heavy o un Delta IV; in questi casi l’orbiter diverrebbe il carico primario dei vettori.
Il lancio potrebbe avvenire con la missione SLS-5 nel 2024: un vettore in configurazione Block1A, con potenziale di 105 tonnellate, e che dovrebbe rappresentare il primo impiego operativo dei motori principali RS-25E sullo stadio principale. L’orbiter solare/elettrico avrebbe il compito di riportare i campioni raccolti da un rover verso la Terra, fermandosi però ad una certa distanza (“beyond earth orbit”, oltre l’orbita terrestre). A questo punto un equipaggio umano a bordo della capsula Orion  si incaricherebbe di raccogliere i campioni e portarli a Terra.
Questo approccio ha il vantaggio di offrire la massima attenzione ai potenziali problemi di contaminazione planetaria: l’ispezione, pulizia e campionamento dei reperti da parte dell’equipaggio di recupero ancora nello spazio riducono la complessità ed i costi della parte “robotica” della missione.
Il passo successivo potrebbe essere un analogo “rendez-vous” per il recupero dei campioni, ma questa volta Orion si troverebbe addirittura in orbita intorno a Marte.
Come detto, si tratta di studi ancora in fase assolutamente embrionale; è un fatto però che la comunità scientifica sta esercitando ogni tipo di pressione sui legislatori americani per perorare la causa del sample-return.
Recentemente, il Professor Steven W. Squyres, della Cornell University, ha tenuto un discorso di fronte al comitato senatoriale sul Commercio, la Scienza ed i Trasporti, ricordando come il sample-return sia la principale priorità delineata dalla Indagine Decadale Planetaria 2013-2022; gli ha fatto eco il Professor Charles F. Kennel, della UCSD, il quale ha ulteriormente ribadito la necessità di definire un programma di indagine di Marte che vada oltre le missioni MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile EvolutioN) nel 2013 e InSight (Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport) nel 2016.

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