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Un nuovo spazioplano europeo? ESA si rivolge alle PMI

Il dimostratore Aurora MK-IIA all'apogeo a 20 km di quota durante il volo 61. Credit: Dawn Aerospace

Lo scorso 27 febbraio l’Agenzia spaziale europea (ESA) ha pubblicato una Call for proposals (“richiesta di proposte”) rivolta all’industria, per la progettazione di un sistema di lancio innovativo incentrato su uno spazioplano riutilizzabile.
La richiesta è ristretta alle sole piccole e medie imprese (PMI), escludendo quindi i grandi prime contractor che regolarmente si aggiudicano le commesse per la realizzazione di lanciatori, satelliti, sonde e altro hardware. ESA ha specificatamente una sua politica a riguardo, denominata “C1-C4 clauses“, nata per garantire l’accesso ai contratti anche alle PMI e in cui le grandi aziende possono partecipare in subappalto solo come sub contractor secondari.

Insistendo sulla necessità di realizzare un mezzo di trasporto riutilizzabile di nuova generazione e che si distingua dalla classica architettura basata su strutture cilindriche con propulsori a propellente liquido (razzi vettori), ESA specifica che il sistema dovrà essere efficiente, affidabile e sicuro, come gli attuali aeroplani mentre vola in ascesa e discesa attraverso l’atmosfera generando portanza.
Per soddisfare queste caratteristiche e definire un progetto adeguato, le proposte dovranno includere un riesame delle diverse configurazioni possibili e dei precedenti studi. L’efficienza aerodinamica del modello proposto, risultante dal rapporto tra portanza e resistenza, dovrà essere obbligatoriamente maggiore di quattro.
ESA pretende, inoltre, che la propulsione dovrà essere innovativa, per esempio a detonazione, scramjet, aerospike e giustificata dettagliatamente per avvalorarne la scelta.
Ciascuna proposta dovrà essere infine completata da studi aerodinamici, termici, meccanici, propulsivi e di controllo dell’assetto in condizioni ipersoniche, il tutto corredato da modelli sperimentali validati in galleria del vento.
Già nel luglio 2025 ESA aveva annunciato l’avvio del programma di ricerca INVICTUS, in collaborazione con l’azienda di consulenza britannica Frazer-Nash, per individuare e studiare tecnologie applicabili ai futuri veicoli riutilizzabili ipersonici a decollo orizzontale.

Tra il 1987 e il 1993 l’ESA finanziò il progetto del mini shuttle Hermes che, lanciato da un Ariane V, poteva portare in orbita un equipaggio e carichi fino a 3 tonnellate. Credit: ESA

Attualmente il programma europeo più avanzato per uno spazioplano riutilizzabile è lo Space Rider proprio di ESA, con la sua controparte commerciale REV1 annunciata nel 2022. Sviluppato a partire dal dimostratore IXV e il cui debutto è attualmente previsto per il 2028, lo Space Rider è realizzato da Thales Alenia Space e Avio che però, non essendo PMI, non possono partecipare direttamente al bando.
Il secondo grande progetto europeo è VORTEX (Véhicule Orbital Réutilisable de Transport et d’Exploration) della francese Dassault Aviation, svelato nell’estate del 2025 e molto simile all’incompiuto mini shuttle Hermes. Anche in questo caso però l’azienda non rientra tra le piccole e medie imprese.
Come ha evidenziato il sito European Spaceflight rimangono solamente poche piccole nuove aziende europee che attualmente stanno lavorando, in diversi stati di avanzamento, a uno spazioplano: POLARIS in Germania, AndroMach in Francia e FAST Aerospace in Italia. Una quarta candidata potrebbe essere la neozelandese-neerlandese Dawn Aerospace, che ha due sedi europee: una nei Paesi Bassi e una in Francia e che già riceve finanziamenti sia da ESA che dall’Unione europea.

POLARIS

Il dimostratore MIRA II mentre viene rifornito prima di un test di volo. Si notano i 4 propulsori turbojet e il singolo aerospike. Credits: POLARIS

Nata nel 2019 a Brema, con il supporto del Governo tedesco sta sviluppando una serie di spazioplani di diverse capacità, tra cui i Single Stage To Orbit (SSTO) Aurora e Future Heavy Spaceplane, con capacità di raggiungere l’orbita decollando come normali aerei dai comuni aeroporti.
Dopo aver realizzato diversi dimostratori in scala ridotta, i test stanno proseguendo con il veicolo MIRA II di cinque metri di lunghezza e 240 kg di massa. Equipaggiato con 4 turbojet per il decollo e atterraggio, nell’ottobre 2024 MIRA II entrò nella storia dell’aviazione compiendo la prima accensione in volo di un propulsore aerospike, l’AS-1F da 1 kN di potenza e alimentato da cherosene e ossigeno liquido (kerolox).

AndroMach

Rappresentazione del rientro planato dello spazioplano Étoile. Credits: AstroMach

Fondata nel 2023 vicino a Parigi, con il supporto dell’Agenzia spaziale francese (CNES) e della regione Île-de-France sta sviluppando i due spazioplani riutilizzabili: Envol ed Étoile.
Envol compirà voli suborbitali con carichi fino a 30 kg, decollando e atterrando grazie a due propulsori turbojet. Un singolo propulsore denominato Banger, alimentato da propano e ossigeno liquido, consentirà di raggiungere un apogeo di 200 km di altitudine e consentire 5 minuti di microgravità. I primi test di volo sono previsti non prima del 2027.
L’evoluzione orbitale Étoile, prevista per il prossimo decennio, sarà lanciato grazie a un booster di un’azienda partner, potrà portare in orbita carichi fino a 100 kg e sarà in grado di rientrare planando per atterrare su pista.

FAST Aerospace

Rappresentazione del sistema di lancio HyperDart nelle prime fasi di volo. Credit: FAST Aerospace

Fondata nel 2024 a Milano, con il supporto dell’ESA Business Incubation Center (BIC) sta sviluppando il sistema di lancio a due stadi HyperDart, in grado di portare in orbita carichi fino a 250 kg.
Riutilizzabile al 95%, HyperDart si compone di un aereo ipersonico e un razzo a perdere che, separandosi a 30 km di quota, mette in orbita il carico.
L’aereo, lungo 16 metri, decollerà grazie a motori a reazione turbofan e per mezzo di un motore ramjet denominato Crossbow, raggiungerà la velocità di Mach 5 e la quota stabilita per la separazione del booster secondario, dopodiché tornerà a Terra atterrando come un normale aereo su pista.
Spinto da un piccolo propulsore methalox (metano/ossigeno liquido), il booster completerà l’ascesa fino alla velocità orbitale e rilasciando il carico utile all’altitudine desiderata.
Lo scorso dicembre FAST è diventata la prima startup europea a testare un motore ramjet sviluppato in casa, dando inizio ai test di accensione del Crossbow presso la sede dell’Institut für Raumfahrtantriebe dell’Agenzia spaziale tedesca (DLR) a Lampoldhausen in Germania.
Sviluppato da un team di sole sette persone in meno di un anno e infine realizzato dall’azienda campana Sophia High Tech, il Crossbow ha accumulato oltre 50 accensioni in diverse condizioni operative e configurazioni.

Dawn Aerospace

Il dimostratore Aurora prima di una missione. Credit: Dawn Aerospace

Fondata nel 2017, con radici sia presso la University of Technology di Delft nei Paesi Bassi che a Christchurch in Nuova Zelanda, a partire dall’anno precedente ha sviluppato e testato diversi modelli del dimostratore Aurora (omonimia con quello già descritto di POLARIS), realizzato principalmente nella sede di Delft, che nel 2024 superò i 25 km di altitudine in un volo supersonico.
Attualmente nella versione Mk-IIA, Aurora è lungo cinque metri, ha un motore a razzo alimentato da cherosene e perossido di idrogeno all’85% che produce una spinta di 4 kN ed è progettato per portare un carico di 10 kg in volo suborbitale fino a 100 km di quota. Il rientro su pista avviene in volo planato.
Nel 2025 è iniziata la fase commerciale con missioni da parte di università, istituti di ricerca e le forze armate neozelandesi, mentre quest’anno è previsto il passaggio alla versione Mk-IIB in grado di raggiungere Mach 3,5 di velocità e 110 km di altitudine.
L’attività principale dell’azienda è la realizzazione di piccoli propulsori per satelliti che fin’ora sono stati utilizzati in oltre 40 missioni internazionali.

Segnaliamo inoltre il progetto HYPERION del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA), già responsabile della progettazione e realizzazione del sistema di protezione termica dello Space Rider, che però si è chiuso lo scorso 31 dicembre 2025.

Modello in scala dell’HYPERION durante i test aerodinamici in galleria del vento. Credits: CIRA

Finanziato dal Piano Nazionale della Ricerca Militare (PNRM) 2020, lo studio era finalizzato alla progettazione preliminare di un velivolo ipersonico con propulsione ibrida reazione/razzo, in grado di raggiungere Mach 5 e 50/70 km di quota ed eventualmente rilasciare un booster secondario per l’immissione in orbita di piccoli carichi.

Fonte: ESA

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