Sono servite quasi 12 ore al lanciatore Space Launch System (SLS) con la capsula Orion e al suo trasportatore per completare il tragitto di poco meno di 6,5 chilometri, che separano il Vehicle Assembly Building (VAB) dal complesso di lancio 39B (LC-39B). Il viaggio è iniziato intorno alle 13 italiane del 17 gennaio ed è terminato alle 00:42 del 18 gennaio. Il razzo servirà nella missione Artemis II della NASA, l’Agenzia spaziale statunitense, la prima con equipaggio diretta nelle vicinanze della Luna in oltre 50 anni: l’ultima era stata infatti Apollo 17, che nel 1972 allunò nella valle Taurus-Littrow.
Ora che è arrivato a destinazione, verrà sottoposto ad un Wet Dress Rehearsal (WDR), una prova generale di caricamento dei propellenti (in questo caso ossigeno e idrogeno liquidi) necessaria per verificare sia lo stato di salute del razzo sia la prontezza della squadra delle operazioni nell’affrontare scenari diversi e risolvere eventuali problemi il giorno del lancio. Per esempio, durante la campagna di collaudo per la prima e finora unica missione di SLS, uno dei problemi principali osservati è stato il rifornimento dell’idrogeno, una molecola estremamente volatile, ovvero in grado di vaporizzare molto facilmente. I tecnici al lavoro sul razzo dovettero operare direttamente in rampa di lancio per sistemare una guarnizione che impediva una corretta sigillatura del propellente liquido all’interno dei serbatoi.
Una di queste prove è attualmente prevista, secondo i piani comunicati dalla NASA, entro il 2 febbraio: non verranno riforniti semplicemente i serbatoi di propellente e seguite le procedure del conto alla rovescia. Al termine della simulazione, l’ossigeno e l’idrogeno liquidi verranno drenati: non è una procedura fine a sé stessa, ma necessaria per verificare, nuovamente, che tutto funzioni nel caso in cui il lancio venga annullato. Non è detto che questa prova generale sia l’unica: nel caso in cui i dati mostrino dei valori inattesi o i tecnici ritengano necessarie ulteriori ispezioni, NASA potrebbe effettuare più d’una o riportare il razzo al VAB nel caso in cui servano interventi più significativi.
Il trasporto di SLS è stato effettuato, come detto, dal Crawler Transporter 2 (CT-2): si tratta di un veicolo cingolato utilizzato fin dal 1965 per trasportare il Saturn V e i diversi esemplari di Space Shuttle al complesso di lancio e fino ad oggi ha percorso in totale quasi 4.000 chilometri. Lungo 40 metri, largo 35 metri e con un’altezza variabile tra i 6 e gli 8 metri, è in grado di trasportare circa 8 mila tonnellate, l’equivalente di più di 20 aerei Boeing 777 a pieno carico, ed è alimentato da due motori diesel: il 29 marzo 2023 è stato anche insignito del Guinness World Record per «il più pesante mezzo di trasporto autonomo». Il trasportatore utilizzato non è identico a quello usato negli anni passati: è stato modificato prima di tutto per accomodare SLS, ma anche per portare aggiornamenti tecnici, come ad esempio nuovi generatori da 1.500 kW, il ricondizionamento dei motori diesel e il miglioramento dei freni di stazionamento e di servizio. Altri aspetti meno appariscenti, come un miglior sistema di lubrificazione, hanno non solo permesso un’estensione della vita utile di CT-2, ma anche un aumento del 50% della capacità di carico rispetto al design originale.
Nonostante l’arrivo al LC-39B di SLS, il lavoro del transporter non è ancora completato: la piattaforma di lancio e il razzo sono stati adagiati sulle strutture del complesso, mentre il crawler è stato parcheggiato appena fuori dal perimetro del pad, in attesa di un eventuale rollback, il ritorno al VAB con il razzo. Nel caso in cui non fosse necessario, verrà spostato in un sito vicino, in modo da essere protetto durante il decollo.
L’evento è stato trasmesso in diretta da NASA, che ha anche tenuto una conferenza stampa con il nuovo amministratore Jared Isaacman e i quattro astronauti della missione: Reid Wiseman (comandante), Victor Glover (pilota) e Christina Koch (specialista di missione), tutti e tre della NASA, oltre a Jeremy Hansen anch’egli specialista di missione ma dell’Agenzia spaziale canadese (CSA). L’equipaggio e l’amministratore hanno risposto a diverse domande, sulle loro emozioni rispetto alla missione, come stanno affrontando il momento con le proprie famiglie, o su come l’automazione e il lavoro manuale si possano integrare nel futuro.

