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Presentato New Glenn, il nuovo lanciatore di Blue Origin

Se si va lenti le cose vanno lisce e se vanno lisce si può andare veloci. Procedere in modo prudente e metodico, sul lungo periodo, paga: si fanno le cose più speditamente se non si salta nessun passo. Questo approccio graduale attiva potentemente la fiducia nelle proprie capacità ed è un ingrediente critico per ottenere risultati audaci.

Con queste parole, che richiamano e ribadiscono la filosofia del “gradatim ferociter”, il noto motto di Blue Origin, Jeff Bezos ha introdotto un nuovo messaggio, pubblicato sorprendentemente a soli quattro giorni da quello in cui ha presentato il prossimo volo del New Shepard – Dal punto di vista comunicativo, una mossa non proprio da tartaruga.

Si tratta dell’annuncio ufficiale del progetto del nuovo lanciatore orbitale di Blue Origin, denominato coerentemente New Glenn, dal nome del primo astronauta americano a orbitare la terra, così come il vettore suborbitale rende onore al protagonista del primo volo balistico nello spazio.

Da quanto rivelato, si comprende anche che l’appellativo di Very big brother, finora utilizzato per indicarlo, non era una affettuosa esagerazione. Quello a cui Blue Origin lavora da ormai quattro anni si presenta come un lanciatore pesante, di potenza superiore al  Delta IV Heavy, capace di una spinta di 17,12 milioni di newton al momento del lancio. Come si vede nell’immagine, una delle poche diffuse, non sfigura vicino a un Saturn V.

New Glenn a confronto con altri lanciatori del presente e del passato (Credit: Blue Origin)

Il lanciatore sarà realizzato in due versioni, a due e a tre stadi, alte rispettivamente 82,3 e 95,4 metri. I primi due stadi saranno identici in entrambi i modelli.

Il primo, del diametro di 7 metri, disporrà di ben sette motori BE-4 (gli stessi che saranno impiegati sul Vulcan di United Launch Alliance), alimentati con metano e ossigeno liquidi. Lo stadio sarà riutilizzabile e atterrerà verticalmente, come abbiamo visto fare al New Shepard.

Costruire, lanciare, far atterrare e rimettere in volo il New Shepard ci ha insegnato moltissimo su come progettare in vista di una riusabilità concretamente operabile. E il New Glenn farà tesoro di tutta questa conoscenza – Afferma Bezos.

Dove il primo stadio atterrerà non lo dice, ma si suppone che, come per il Falcon 9 di SpaceX, si ricorrerà ad una piattaforma galleggiante.

Il secondo stadio monterà un solo BE-4, ottimizzato per funzionare nel vuoto, mentre il terzo sarà dotato di un BE-3, ad idrogeno e ossigeno liquidi, lo stesso propulsore del New Shepard (ovviamente anche questo in una versione per il funzionamento al di fuori dell’atmosfera).

Il New Glenn a due stadi sarà in grado di portare in orbita bassa satelliti commerciali ed astronauti; la variante a 3 stadi potrà invece volare impegnative missioni oltre la LEO. La capacità di carico, per il momento, non viene dichiarata.

Secondo i programmi attuali, il volo inaugurale dovrebbe avvenire entro il 2020 (“prima della fine di questo decennio” preferisce dire Bezos riecheggiando, forse non involontariamente, ben altro annuncio). Il liftoff avverrà dalla piattaforma che sarà costruita presso il Launch Complex 36 di Cape Canaveral, recentemente acquisito da Blue Origin.

Per il nostro obiettivo di un mondo in cui milioni di persone vivono e lavorano nello spazio – ha concluso enfaticamente Bezos – il New Glenn è un passo molto importante. Ovviamente, non sarà l’ultimo. Il prossimo progetto sul nostro tavolo da disegno è il New Armstrong. Ma questa è una storia per il futuro.

 

Fonte: Blue Origin

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