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A volte anche le sonde ritornano

Jacob Gold è un laureando in ingegneria aerospaziale dell’Università dell’Arizona, ed è attualmente impegnato in un ambizioso progetto: contattare ed attivare una sonda NASA che è inattiva da 15 anni.
Lanciata nel 1978, la International Sun/Earth Explorer (ISEE) fu il primo oggetto artificiale ad essere posizionato nel punto L1 del sistema Terra-Sole. Essa misurò con successo l’interazione del vento solare con il campo magnetico terrestre. Nel 1982 la sonda venne riconfigurata per una nuova ambiziosa missione: un incontro ravvicinato con una cometa. Ribattezzata ICE (International Cometary Explorer), la sonda riuscì nell’impresa, volando attraverso la coda della celeberrima cometa di Halley e compiendo rilevazioni strumentali.
Nel 1999, in seguito a tagli di bilancio, NASA fu costretta a dismettere tutti gli apparati di comunicazione con il veicolo, e la sonda fu abbandonata al suo destino.

Ora Gold (insieme ad altri 5 appassionati)  ritiene che essa possa essere nuovamente utile, ed ha raccolto tramite crowdfunding ben 132mila dollari per finanziare la sua impresa. Il tempo a disposizione è scarso: entro quest’estate vi sarà l’ultimo passaggio ravvicinato nei pressi della Luna: se il contatto non verrà realizzato in questa occasione, la sonda vagherà dormiente nello spazio profondo per altri 30 anni circa.
NASA ha fornito la massima cooperazione tecnica e scientifica al team di Gold, nella speranza di poter acquisire nuovi dati sull’interazione fra il vento solare e la magnetosfera terrestre.

Se la sonda verrà effettivamente riavviata (con un costo equivalente ad un millesimo rispetto ad una nuova missione), il programma di Gold è quello di connettere i sensori del veicolo ad una pagina web, in modo da consentire l’accesso a chiunque, in particolare a scuole di livello liceale ed universitario. Prima che ciò possa accadere, la sonda deve essere reimmessa nella sua orbita originaria intorno al sole. Stabilito il contatto radio, verranno eseguiti dei test per verificare l’efficienza dei sistemi e dei propulsori; purtroppo, i linguaggi usati negli anni settanta per programmare la sonda non “girano” più su alcuna macchina moderna, ed il lavoro di Gold pare quasi di archeologia informatica.

Inoltre, la tecnologia del veicolo è totalmente “passiva”: ogni dato viene fornito su esplicita richiesta, e non basta effettuare una generica domanda di “download” per essere aggiornati sulla situazione della sonda.
Per comunicare con la sonda verrà impiegato, nientemeno, il radiotelescopio di Arecibo, a Puerto Rico. Come detto, il tempo è assolutamente critico: il 10 agosto prossimo la sonda effettuerà un passaggio molto ravvicinato con la Luna, e questa potrebbe essere la migliore occasione per sfruttarne la forza gravitazionale ed immettere il veicolo in una nuova orbita funzionale al progetto.
Più il tempo passa, più carburante sarà necessario per la correzione, e, una volta oltrepassata la Luna, la sonda sarà persa virtualmente per sempre.

“Siamo fortunati a poter usare quel (radio)telescopio, ma non è facile” scherza Jacob. “Bisogna tener presente che l’ultima persona che ha controllato un satellite tramite il radiotelescopio di Arecibo è stato un cattivo in un film di James Bond.”

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