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Le interviste di AstronautiCAST: Luca Boschini, autore de “Il mistero dei cosmonauti perduti”

Trascrizione integrale dell’intervista audio a Luca Boschini tratta dall’episodio 7×11 del podcast AstronautiCAST, pubblicato il 24 gennaio 2014.

Chi è Luca Boschini

L’ospite è Luca Boschini autore del libro “Il Mistero dei Cosmonauti Perduti – leggende bugie e segreti della cosmonautica sovietica” pubblicato nella collana dei quaderni del CICAP nell’ottobre 2013. I cosmonauti perduti sono una teoria di complotto che riguarda lo spazio, secondo la quale Yuri Gagarin non sarebbe stato il primo uomo a volare nello spazio, ma prima di lui ci sarebbero state delle missioni finite tragicamente con la morte o il ferimento grave del pilota. I presunti insuccessi sarebbero stati tenuti nascosti dalle autorità sovietiche per evitare ripercussioni d’immagine sul loro prestigio internazionale in un periodo molto delicato per le relazioni internazionali come la guerra fredda. Le vicende di cui pariamo risalgono infatti dell’epoca pionieristica dell’esplorazione spaziale umana, all’inizio degli anni ’60.

Ecco cosa ha raccontato Luca Boschini [L] a Paolo Amoroso [P]:

P: Diamo il benvenuto al nostro ospite Luca Boschini, al quale cominciamo chiedendo di presentarsi, raccontarci qualche cosa delle sue attività e poi come è nato l’interesse per i cosmonauti perduti che ha portato all’inchiesta del libro.

L: Buonasera a tutti innanzitutto, io sono ingegnere elettronico, lavoro a Milano per una ditta aerospaziale e già questo se vogliamo è una prima indicazione del perché mi sono occupato di questo argomento che se vogliamo è abbastanza attinente a quello che faccio per lavoro e quindi avevo un interesse specifico a riguardo. Il secondo interesse specifico è dovuto al fatto che sono socio del CICAP il “Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze” e in particolare in questo periodo sono anche coordinatore regionale per la regione Lombardia e quindi ho una passione particolare per le notizie strane e i misteri, le bufale sia nelle notizie sia le bufale storiche e quindi questo è un argomento che mi ha preso particolarmente. La terza ragione è perché sono un astrofilo da più di vent’anni e quindi sono molto interessato a tutto ciò che riguarda lo spazio e non da ultimo il fatto che studio russo da autodidatta e quindi ho potuto andare a vedere anche le fonti originali in lingua russa che per questo genere di ricerca erano molto importanti perché, a parte una serie di documenti tradotti in inglese, praticamente tutte le informazioni di prima mano sono in russo.

 

Chi sono i cosmonauti perduti?

P: Ecco, cominciamo quindi con spiegare in cosa consiste questa teoria di complotto e su quali testimonianze, molte delle quali italiane, si basa.

L: Sì, la teoria, cominciò a circolare ancora prima del primo volo di Gagarin già nel 1960 e le prime fonti sono di una agenzia stampa italiana, che si chiamava Continentale, che affermava attraverso alcune fonti da parte di governo dei paesi che orbitavano nell’orbita comunista, Cecoslovacchia, Bulgaria che girava voce che in Unione Sovietica avessero già lanciato dei cosmonauti in orbita e il fatto poi che l’Unione Sovietica non rivelasse la natura di questi cosmonauti lasciava presagire che qualche cosa fosse andato storto. Un’altra delle prove che circolavano all’epoca sempre di fonte italiana è legata alle intercettazioni radio dei radioamatori occidentali, le più famose delle quali erano di due radioamatori torinesi, i fratelli Judica Cordiglia, che all’epoca erano molto famosi proprio perché con i loro apparati intercettavano le comunicazioni radio che provenivano da oltre cortina e potevano fornire ai giornalisti delle notizie di prima mano anche tenuto conto del fatto che la Russia rilasciava le informazioni con il contagocce quindi quella era la notizia che cavalcava le prime pagine dei giornali ma le informazioni di prima mano non giungevano, quindi bisognava in qualche modo procurarsele per vie traverse.

 

Le testimonianze

P: I fratelli Judica Cordiglia avevano anche una famosa stazione di radioascolto spaziale chiamata Torre Bert a Torino?

L: Sì, esatto, inizialmente i primi ascolti li facevano dalla cameretta da letto di casa avendo piazzato le antenne sul tetto del condominio e poi invece misero insieme una stazione di ascolto amatoriale nei pressi di Torino.

P: E allora come si possono spiegare queste testimonianze e soprattutto registrazioni anche dei fratelli Judica Cordiglia da questi centri di radio ascolto, che origini potevano avere queste registrazioni se erano reali?

L: L’idea che mi sono fatto è che ci sono una serie di concause che hanno portato alla nascita di questa teoria. La prima e la più grossa e importante come ho accentato poco fa è legata al fatto che l’Unione Sovietica non rilascia quasi nessuna informazione, magari c’era un silenzio che durava mesi e poi improvvisamente uscivano fuori con una notizia “Primo uomo nello spazio”, “Prima passeggiata spaziale”, “Primo volo di due astronauti” e via dicendo e quindi è chiaro che con un modo di fare del genere i media dovevano procurarsi le notizie in altro modo.

[P: E in quale altro modo si poteva fare?]

Beh, i giornalisti americani cercando informazioni presso i servizi segreti del loro governo, i quali però ovviamente avevano tutto l’interesse nel raccontare che i russi stavano giocando sporco facendo morire i cosmonauti in orbita. Le altre possibili informazioni erano dovute alle intercettazioni radio, però chiaramente in questo modo era molto complicato capire se i segnali raccolti provenissero effettivamente da voli spaziali o altri radioamatori. E poi la terza fonte che poteva giungere era dai transfughi dell’Unione Sovietica, persone fuggite oltre confine e che potevano raccontare quello che succedeva dall’altra parte, però ben raramente questi erano tecnici di primo ordine ma molto spesso erano persone che riferivano notizie per sentito dire o passate già da due o tre mani, e quindi più o meno si aveva lo stesso fenomeno che c’è nel famoso gioco del telegrafo senza fili in cui più la notizia passa di bocca in bocca più diventa poco circostanziata.

 

L’inchiesta e le spiegazioni delle testimonianze

P: Quindi alcune di queste registrazioni potrebbero essere anche arrivate da stazioni terrestri?

L: Sì, io mi sono preso la briga di cercare di correlare le date delle intercettazioni note con i lanci di satelliti sia meteorologici sia di comunicazione sia satelliti spia, di cui oggi finalmente sappiamo tutte le caratteristiche, avvenuti all’epoca ed effettivamente esistono un paio di registrazioni che potrebbero coincidere con dei lanci di satelliti spia americani; perché poi questi satelliti dovessero emettere dei suoni così strani che potevano sembrare dei rantoli o respiri affannati non ne ho la più pallida idea, però questa è una possibile ipotesi. In molti altri casi però la mia opinione è che quello che veniva ricevuto erano comunicazioni a Terra o da velivoli tipo aerei e che venivano erroneamente interpretatati come comunicazioni provenienti dallo spazio.
Bisogna tenere presente che all’epoca la maggior parte delle comunicazioni amatoriali o ricevibili tramite apparati amatoriali avveniamo in banda HF ad una frequenza piuttosto bassa sotto i 30 MHz, in cui l’atmosfera riflette molto bene le onde radio, il che è un grosso vantaggio perché si riesce a sentire molto lontano perché le onde radio riescono a rimbalzare più volte tra la terra e il cielo, ma d’altro canto rende complicato capire quale sia esattamente la fonte, cioè se la fonte sia dalla terra o dal cielo; quindi quando si ricevono delle comunicazioni parlate già in una lingua che magari uno non conosce, il russo, estremamente disturbate in cui si capiscono poche parole è molto facile interpretare in modo scorretto quello che si sente o si innesca un fenomeno chiamato pareidolia in cui il nostro cervello interpreta dei rumori del totalmente casuali come parole note e quindi questo da luogo molto spesso a dei totali fraintendimenti. Facendo ascoltare queste registrazioni a persone madrelingua già loro mi dicevano che era molto difficile riuscire a capire quello che si sente, ma le parole nettamente che si distinguono fanno capire che nella maggior parte dei casi erano radioamatori che parlavano di tutt’altro più che di comunicazioni spaziali.

P: Quindi è possibile che queste stazioni di radioascolto per soddisfare la sete di notizie per le tecnologie spaziali e le imprese spaziali all’epoca nuovissime e interessanti abbiano un po’ dato un’interpretazione eccessivamente ottimistica di queste trasmissioni radio ambigue?

L: Sì, penso che sia la spiegazione principale. Io ho provato anche a mettermi nei panni dei fratelli Judica Cordiglia e degli altri radioamatori dell’epoca, magari ragazzi poco più che maggiorenni, che si trovavano la casa invasa da giornalisti da tutto il modo che erano lì che pendevano dalle loro labbra e volevano assolutamente sapere tutte le novità perché dalla parte sovietica non arrivava nulla; e quindi è chiaro che quando sei sotto questa fortissima pressione psicologistica è sufficiente anche ricevere poche parole di cui si capisce quasi nulla e finire per interpretarle in modo totalmente sbagliato.

 

Le reazioni alla pubblicazione del libro

P: Dopo la pubblicazione del libro, ricordiamo recente, ad ottobre 2013, ci sono state reazioni o commenti dei fratelli Judica Cordiglia su queste tue spiegazioni?

L: Non che io ne abbia sentore, non mi è giunto nulla a riguardo. Mi è giunta notizia che uno dei figli di uno dei fratelli Judica Cordiglia ha espresso disappunto, diciamo, per i capitoli dedicati a suo padre nel libro, ma non ha rivolto delle accuse circostanziali, ma ha semplicemente espresso un disappunto personale per il fatto che le notizie che aveva sentito fin da piccolo erano state smentite.

P: Invece dal campo dei ricercatori e dei debunker, sempre dopo al pubblicazione del libro, hai avuto dei commenti o delle reazioni per esempio da Jim Oberg che adesso è un noto giornalista spaziale e prima è stato controllore di volo, oppure dallo svedese Sven Grahn che ha gestito un centro di radio-ascolto spaziale lui stesso?

L: Dunque con Grahn ho avuto uno scambio epistolare durante la scrittura del libro perché ho avuto anche una serie di informazioni dal canto suo, mi ha fornito per esempio gli elementi orbitali delle prime missioni spaziali russe che mi sono servite poi per correlarle con gli ascolti dei radioamatori dell’epoca; so attraverso un amico comune e che ha acquistato il libro e che ha iniziato a leggerlo, credo che gli ci vorrà un po’ di tempo perché non parlando italiano sarà dura sorbirsi cinquecento pagine in italiano. Da parte di Jim Oberg non ne so nulla, posso dire che all’epoca nel corso della scritturata del libro avevo tentato di contattarlo con poco successo e quindi, boh, se vogliamo non mi pare il caso di contattarlo adesso, penso che alla fine verrà comunque a sapere dell’opera per vie traverse.

P: Quindi non c’è stata soltanto una barriera linguistica, ma anche in un certo senso una barriera umana in alcuni casi anche nel campo dei ricercatori.

L: Beh si c’è da dire che Oberg, anche leggendo i suoi libri e vendendo le sue interviste, deve avere un caratterino un po’ particolare e quindi non credo sia molto facile averci a che fare.

 

Le difficoltà dell’inchiesta

P: Leggendo il libro ho avuto l’impressione che le verifiche di alcuni di questi casi, ricordiamo in tutto circa una quindicina di presunte missioni con vittime o feriti nello spazio prima di Gagarin, le spiegazioni o comunque le indagini possano essere state abbastanza facili quasi, secondo te perché prima del tuo lavoro non sono state fatte analisi approfondite di questi episodi?

L: Facile non lo so, per me non è stato proprio facilissimo, comunque sicuramente….

P: …mi riferivo alla semplicità poi della spiegazione che risulta, in questo senso…

L: …ah, beh sì, beh, diciamo che probabilmente fino al 1995 più o meno questa indagine non si sarebbe potuta compiere, perché dalla parte Sovietica c’era ancora un muro di silenzio e quindi non c’era modo di correlare le informazioni di prima mano con ciò che si sapeva dal lato occidentale. Alla fine l’indagine è stata soprattutto cercare di correlare le informazioni da parte sovietica con quelle che avevamo dal lato occidentale. Dopodiché effettivamente alcune ricerche erano già state iniziate, più o meno dal 1995 in avanti, ma c’erano i grossi problemi di barriere linguistiche: molte delle presunte prove dei cosmonauti perduti erano in lingua italiana, perché appunto c’erano le notizie dei giornali italiani che avevano pompato molto la notizia e c’erano i libri dei fratelli Judica Cordiglia scritti in italiano e quindi questo era probabilmente una notevole barriera linguistica per indagatori di altre lingue e poi, ovviamente, perché bisognava andare a vedere le fonti originali russe e quindi bisognava parlare il russo; sia l’italiano e il russo probabilmente non sono delle lingue semplicissime e quindi le barriere linguistiche hanno in un certo senso frenato questa operazione.

 

Altre testimonianze

P: Ci sono stati tra questi episodi di presunti cosmonauti, o tra le testimonianze in particolare, alcune soltanto verbali che non danno la possibilità di approfondire più di tanto; volevo chiederti se sei al corrente di alcune di queste testimonianze che arrivano da alcune stazioni di tracking satellitare gestite dal Dipartimento della Difesa americano, per esempio per missioni di satelliti spia, mi riferisco alle stazioni Tern Island o ad un’altra stazione in Somalia che si chiama Kagnev, non so se la pronuncio correttamente, ce ne aveva parlato di queste testimonianze Giovani Abrate, che probabilmente conosci e che ha curato il sito www.lostcosmonauts.com [ora non più attivo – ndr] e volevo chiederti se ti eri imbattuto anche in queste testimonianze.

L: Devo premettere il fatto che ho cercato di tenermi alla larga delle informazioni di seconda e terza mano, perché poi il problema diventa quasi ingestibile, io ho cercato sopratutto di andare a puntualizzale le informazioni di prima mano e le prove sulle quali si potessero eseguire delle indagini in modo più approfondito. Devo dire che di queste intercettazioni non ho avuto nessun sentore, quello che posso ipotizzare è che possa esserci stato un fenomeno simile a quello che invece è abbastanza documentato e accadde riguardo alla motte del cosmonauta Komarov, che venne intercettato, almeno così pensavano gli americani, da una stazione di tracking in Turchia e i tecnici all’epoca dissero che Komarov in orbita si disperava, piangeva, urlava e quindi questo avrebbe lasciato intuire il fatto che non era morto come avevano detto i Sovietici per la mancata apertura del paracadute e quindi schiantandosi a terra, ma per qualche cosa già in orbita. Oggi sembra abbastanza appurato il fatto che quello che ascoltavano non era Komarov ma bensì i tecnici che tra Bajkonur e la stazione in Crimea ad un certo punto tolsero le comunicazioni criptate e cominciarono in modo molto concitato a palare tra loro perché Komarov aveva avuto dei guasti molto seri in orbita e non sapevano come farlo rientrare a Terra e quindi bisognava agire in modo molto tempestivo. Probabilmente ascoltavano una comunicazione in russo, molto disturbata e molto concitata che li portò a credere che ci fosse stato qualche cosa di più serio del guasto che comunque era abbastanza serio di Komarov in orbita.

 

L’interpretazione delle registrazioni radio

P: E a proposito proprio delle interpretazioni del russo, tu racconti nel libro che per interpretare le presunte parole pronunciate in alcune queste registrazioni di cosmonauti in difficoltà i fratelli Judica Cordiglia, molto conosciuti all’epoca negli anni ’60, non si sarebbero affidati a interpreti e traduttori madrelingua.

L: Sì, loro spiegano anche il perché nel loro libro: perché cercano di entrare in contatto con dei madrelingua a Torino, gli diedero le comunicazioni e questi gli restituirono delle comunicazioni molto frammentarie in cui erano trascritte giusto tre o quattro parole in tutto, del tutto incomprensibili, e alla fine si affidarono ad una ragazza o signora tedesca, che insegnava russo ad una scuola di lingue torinese, la quale invece forniva delle trascrizioni e traduzioni molto più complete. Facendo ascoltare le comunicazioni a dei madrelingua molti al primo ascolto mi dicevano: “guarda, qui si capiscono tre o quattro parole in tutto”. Dopodiché ascoltando e riascoltando, tra l’altro oggi ci sono anche dei software che permettono di rallentare le comunicazioni mantenendo comunque il pitch e quindi sentire un parlato abbastanza naturale, ma molto rallentato, oppure permettono di andare a vanti e indietro in modo molto più semplice di quanto fosse allora possibile andare avanti e indietro con il nastro, e quindi probabilmente oggi un madrelingua riesce a sentire un po’ meglio quello che si dicevano, però nonostante tutto si capisce molto poco, quindi la mia impressione è quella che alla fine gioca molto è il fenomeno della pareidolia, quel fenomeno per cui il nostro cervello quando a che fare con suoni poco capibili comincia diciamo a navigare di fantasia e ci sente un po’ quello che vuole. Quindi alla fine facendo sentire questa comunicazione molto complicata a una persona alla quale probabile è stato detto: “questo è un cosmonauta che parla” alla fine finisce per sentire le parole che hanno a che fare con la cosmonautica anche se effettivamente lì dentro ci sono dei suoni assolutamente incomprensibili. Questa è la mia spiegazione fondamentale del perché i fratelli Judica Cordiglia avevano in mano delle trascrizioni fatte da una persona competente che sembrano puntare nella direzione della cosmonautica.

 

Personaggi e storie della cosmonautica sovietica

P: Nel corso delle tue ricerche per il libro quali figure, personaggi o episodi della cosmonautica sovietica ti hanno colpito di più?

L: Mah, sicuramente il personaggio principe è la figura di Sergei Korolev, perché è stato un mito e ancora adesso ci sono statue che lo rappresentano in Russia ed è una delle presone più note ancora oggi perché era a un Von Braun all’ennesima potenza; era le persona che si occupava della costruzione dei missili, delle sonde interplanetarie, dei satelliti, delle navicelle abitate e quindi era il factotum e la cosa incredibile è che per ragioni di stato la sua identità è rimasta ignota fino alla sua morte e lui era una persona estremamente riservata che non ha lasciato scritto praticamente nulla e quindi ci sono pochissime informazioni che lo riguardano; le uniche sono dovute a persone che gli sono vissute accanto e che hanno raccontato di lui, ovviamente questo non permette di tacciare un quadro completo e quindi ci sono ancora parecchi punti oscuri e questa aurea di mistero che lo circonda è estremamente affascinante. Mi sono riproposto, e prima o poi lo farò, anche se è una impresa abbassata complicata di leggere il libro di Golovanov un giornalista russo che ha vissuto accanto a Korolev per un certo periodo e che ha scritto una biografia su di lui attorno al 1995 che dovrebbe essere l’opera più completa che lo riguarda, sono molto curioso di sapere cosa racconta questo giornalista di Korolev.

P: E lo siamo anche noi, magari quando avrai letto questo libro sarà l’occasione per risentirci per un’altra chiacchierata e magari raccontarci cosa hai scoperto di nuovo su questo personaggio così interessante e poco conosciuto del programma spaziale sovietico. Un altro personaggio…

L: …se mi permetti…

P: …prego.

L: Un altro episodio che è molto interessante dal mio punto di vista è del primissimo volo spaziale di Gagarin, perché soltanto in epoca molto recente si è saputo che ebbe una serie di problemi di guasti e quindi che la sua missione non andò così liscia come si era pensato più o meno fino al 2000: ebbe una perdita di assetto in orbita per cui ebbe grossi problemi, gli si aprì il paracadute di riserva e quindi scese con due paracadute che è una operazione molto rischiosa da fare e tutta una serie di altri problemini che racconto nel libro e quindi è molto interessante che di qualche cosa che tutti credevano di conoscere a menadito fino almeno agli anni 2000 improvvisamente negli ultimi anni sono uscite delle informazioni nuove che hanno tracciato una missione in modo da un lato più preciso e dall’altro molto diverso dal quale si pensava fosse andata.

P: Un altro personaggio interessante ma poco conosciuto almeno in occidente, io per esempio ne ho sentito parlare vedendo alcune recensioni delle sue memorie che poi ho letto, è stato il braccio destro proprio di Korolev.

L: Sì, Boris Chertok, credo sia una persona con cui tutti gli amanti dell’astronautica hanno un grosso debito, perché, proprio per il fatto che Korolev non ha lasciato scritto quasi nulla, lui invece è il grande padre della cosmonautica perché è morto pochi anni fa all’età di quasi cento anni e ha lasciato scritto queste sue immense memoria di migliaia di pagine in cui racconta praticamente tutta l’epopea della cosmonautica sovietica dai primi razzi che volarono per poche centinaia di metri fino alle missioni Sojuz e devo dire che poi quando sono andato a Mosca sono andato, tra le altre cose, a visitare la sua tomba per dargli una sorta di saluto perché anche il mio libro deve gran parte delle informazioni alle sue memorie.

P: Un saluto e un ringraziamento poi visto la mole di materiale che ha raccolto…

L: …eh sì.

 

Un vero complotto sovietico

P: Quali sono secondo te gli aspetti ancora oscuri o poco conosciuti del programma spaziale sovietico di quegli anni, parliamo degli anni ’60, su cui invece varrebbe la pena approfondire l’indagine storica?

L: Ma, probabilmente direi sulla missione lunare, perché i sovietici volutamente quando hanno fallito, cioè sono stati battuti dagli americani, ad un certo punto hanno deciso di far sparire tutto e hanno distrutto tutti i razzi N1, hanno fatto sparire le moltissime delle navicelle che avevano costruito, sono rimaste giusto pochissimi pezzi da museo, e quindi anche le informazioni che ci sono giunte sono estremamente frammentarie, sono giusto i racconti dei tecnici dell’epoca. Probabilmente sarebbe molto interessante riuscire a mettere le mani sui progetti originali per andare a vedere effettivamente le prestazioni che avevano questi veicoli, per fare un esempio oggi dei veicoli americani si sa praticamente tutto ci sono addirittura degli amatori che hanno ricostruito i computer dell’Apollo partendo dagli schemi elettrici originali o intere parti delle navicelle, ecco dalla parte sovietica c’è quasi un buco nero e le informazioni sono veramente minime.

P: Uno di questi forse programmi di cui si sa di meno è di cui si sono avute più informazioni solo recentemente è probabilmente il programma lunare umano sovietico.

L: Uhm, sì, è quasi un paradosso che il vero complotto russo che fu quello di tenere nascosto il fatto che avevano cercato di andare sulla luna e non c’erano riusciti è poi invece un complotto che è diciamo poco noto al grande pubblico, molto meno se non altro di quanto non fosse la leggenda dei cosmonauti perduti, che invece è una bufala.

 

Conclusione

P: Ecco, ringraziamo allora Luca Boschini, non solo per questo viaggio nel tempo e in una delle epoche più interessanti e suggestive delle esplorazioni spaziali anche pionieristica dell’esplorazione spaziale sovietica, non solo per la sua partecipazione al nostro podcast AstronautiCAST, ma anche visto che questa sera abbiamo parlato di audio e di registrazioni anche per la sua pazienza con i problemi audio che anche noi abbiamo avuto per questa intervista. Ricordiamo che il suo libro si intitola “Il Mistero dei Cosmonauti Perduti – leggende bugie e segreti della cosmonautica sovietica” pubblicato dal CICAP appunto nell’ottobre 2013. Grazie ancora a Luca Boschini.

L: Grazie a voi e buona serata.


Trascrizione a cura di Filippo Magni. AstronautiCAST, il primo podcast italiano sull’astronautica e lo spazio, è un’iniziativa dell’Associazione ISAA.

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