Il programma Artemis, dedicato all’esplorazione umana della Luna da parte degli Stati Uniti, è molto complesso e strutturato in diversi sottoprogrammi con scopi precisi. Tuttavia, nel corso degli anni, è stato modificato in modo significativo dai vari Amministratori che si sono susseguiti alla guida dell’Agenzia spaziale statunitense (NASA).
L’ultimo grande stravolgimento è arrivato con Jared Isaacman. A marzo 2026, durante l’evento Ignition, ha illustrato le modifiche al lanciatore SLS, alla missione Artemis III e in generale nell’approccio che l’Agenzia avrà con il programma. Poche settimane dopo ha presentato il progetto di una base lunare permanente sulla superficie, chiamata Moon Base Alpha e l’interruzione del Lunar Gateway, la stazione spaziale che avrebbe dovuto fungere da avamposto in orbita attorno alla Luna.
Da aprile in poi, le notizie sui piani lunari della NASA sono stati molto più frequenti, con cadenza quasi mensile, soprattutto su spinta di Isaacman e del suo desiderio di maggior trasparenza. L’ultimo aggiornamento ha riguardato i lander di alcune aziende private selezionati per portare fisicamente infrastrutture necessarie a Moon Base Alpha o apparati fondamentali per il suo funzionamento. Secondo quanto comunicato dall’Agenzia, «Blue Origin, Firefly Aerospace, Intuitive Machines e Voyager Lunar System stanno lavorando per realizzare moduli di atterraggio entro il 2028»: le consegne che effettueranno faranno parte della prima fase della realizzazione della base, definita di «sperimentazione e apprendimento» e che prevede di studiare l’ambiente lunare e validare nuove tecnologie. Rispetto a quanto annunciato a marzo, però, la durata della prima fase è stata allungata di un anno, ovvero fino al 2029: l’Agenzia non ha chiarito i motivi pubblicamente.
Blue Origin
Il modello del lander proposto da Blue Origin si chiama Blue Moon MK1, per differenziarlo dalla versione successiva, che dovrebbe portare un equipaggio in superficie. Endurance, il nome scelto per la prima missione, ha completato i test ambientali a maggio in una struttura del Johnson Space Center e in particolare nella “Camera A”, una delle più grandi camere a termovuoto del mondo. Si tratta di ambienti in cui sonde, rover e lander vengono sottoposti alle condizioni dello spazio, caratterizzate da temperature estremamente alte o basse e pressioni quasi nulle. In questo modo è possibile verificare che le performance operative, l’integrità termica e strutturale combacino con quelle previste nelle simulazioni e nei parametri progettuali. L’utilizzo della camera del Johnson Space Center è una novità, essendo Blue Origin un’azienda privata e il centro una struttura pubblica, resa possibile da un nuovo approccio, chiamato front door: NASA mette a disposizione gli ambienti e le competenze tecniche, ottenendo un allineamento sugli standard di sicurezza e di successo previsti dall’Agenzia.
Allo stato attuale la struttura, gli elementi propulsivi e l’avionica sono completamente assemblati e i prossimi test convalideranno i collegamenti dei cablaggi che consentono l’integrazione del carico utile. Una delle ultime verifiche riguarderà i serbatoi, che verranno riempiti con propellente criogenico, mentreil collaudo dell’apparato di comunicazione e le relative trasmissioni al sistema di antenne e satelliti ha dato esito positivo.
L’obiettivo principale di Endurance sarà quello di atterrare nel modo più preciso possibile e testare le capacità di guida, navigazione e controllo autonome di cui dispone. Come anche per altri lander selezionati da NASA, trasporterà sulla superficie un sistema di videocamere stereo per l’analisi dell’interazione tra gli esausti dei motori e la superficie lunare (SCALPSS, Stereo Cameras for Lunar Plume-Surface Studies) e un retroriflettore laser.
Attualmente il lancio è previsto non prima di marzo 2027. È una data che potrebbe essere posticipata ulteriormente, sia per eventuali problemi che potrebbero sorgere nei prossimi test sul lander sia per l’indagine aperta sul lanciatore, il New Glenn, prodotto sempre da Blue Origin. Il 29 maggio, durante uno static fire, è esploso, danneggiando in modo ingente il complesso di lancio e portando la Federal Aviation Administration (FAA) ad aprire un’inchiesta. I lavori per la ricostruzione sono iniziati intorno alla metà di giugno, mentre è stato recentemente comunicato che la causa dell’esplosione dovrebbe essere legata a una valvola difettosa. Dave Limp, amministratore delegato di Blue Origin, ha scritto su X che l’azienda ha intenzione di lanciare nuovamente il razzo entro la fine del 2026.
Firefly Aerospace
La seconda missione di Blue Ghost cercherà di ripetere il successo della prima, anche se atterrerà nel lato nascosto della Luna, la prima volta per un lander statunitense: sarà una sonda più grande e progettata appositamente per operare in questo ambiente. Assieme ci sarà Elytra, un «veicolo orbitale» dai vari utilizzi, annunciato da Firefly nel 2024 e che dovrebbe effettuare la prima missione dimostrativa in orbita terrestre a bordo di un New Glenn. Nella versione lunare, Elytra dovrebbe essere in grado di trasportare carichi utili sia in orbita che sulla superficie.
A bordo ci saranno sei payload: tre del Commercial Lunar Payload Services (CLPS), il programma della NASA per il trasporto di esperimenti scientifici e materiale sulla Luna da parte di aziende private, e tre provenienti da altre istituzioni, private o pubbliche. I primi tre sono LuSEE-Night, un radio telescopio della NASA per lo studio dell’Universo primordiale e un sistema di comunicazione del Jet Propulsion Laboratory (JPL) che sarà usato per commissionare l’altro carico del CPLS, il satellite Lunar Pathfinder dell’Agenzia spaziale europea. Gli altri tre sono SPIDER (Seismic Payload for Interplanetary Discovery, Exploration, and Research), un sismografo dell’Agenzia spaziale australiana, il rover Rashid 2 di quella emiratina e un dimostratore tecnologico di Volta Space per il trasferimento di energia elettrica dall’orbita alla superficie tramite collegamenti laser. In particolare LuSEE-Night utilizzerà Elytra come calibratore per le radiofrequenze impiegate.
Sebbene la configurazione doppia, con Elytra e Blue Ghost, sia al debutto, alcuni sottosistemi ed elementi che verranno utilizzati furono installati anche sulla prima missione del lander: sapendo quindi che hanno funzionato, si riducono i rischi e i costi.
Nonostante né il comunicato dell’Agenzia né la pagina ufficiale sul sito di Firefly diano particolari informazioni su eventuali recenti progressi del lander e sui prossimi test, l’azienda scrive che il lancio avverrà «non prima del tardo 2026», a bordo di un Falcon 9 di SpaceX.
Intuitive Machines
Anche Intuitive Machines porterà un elemento che rimarrà in orbita: si chiama Altus-1, fungerà da ripetitore di segnale con la Terra e avrà a bordo tre payload. Uno di questi sarà NavCube3-mini, consegnato da NASA all’azienda il 13 luglio: si tratta di un ricevitore di segnali dei satelliti GPS e Galileo, due costellazioni per il posizionamento globale in uso sulla Terra e sviluppate da Stati Uniti e Unione europea. Grazie a queste informazioni è in grado di determinare la posizione di una sonda in orbita intorno alla Luna: una prima dimostrazione, sfruttando la costellazione Galileo, era stata effettuata nel 2021 dall’Agenzia Spaziale Italiana e l’azienda Qascom.
Per l’azienda sarà la terza missione, dopo i fallimenti delle precedenti: nella prima il lander Odysseus si adagiò su un lato, di fatto impedendo il rilascio o la comunicazione di alcuni payload, mentre nella seconda Athena si rovesciò completamente. Di recente l’azienda ha ricevuto un finanziamento da parte della NASA di 148,3 milioni di dollari: 68,6 per lo sviluppo di una missione che utilizzi un lander con un design già testato in passato, e i restanti 79,7 come «incentivo legato al raggiungimento di risultati positivi nella qualificazione della linea di prodotti, garantendo una fornitura costante e rapida di moduli di atterraggio». Detto in altri termini, l’Agenzia ha dato dei soldi a Intuitive Machines per migliorare e consolidare la propria linea di progettazione e produzione, per renderla più efficiente e rapida.
A scendere sulla Luna sarà Trinity, un lander modello Nova-C e simile nel design ai due precedenti. La missione sarà svolta da cinque carichi utili dell’Agenzia, da sei commerciali e uno civile: lo scopo sarà studiare l’ambiente geomagnetico del cratere Reiner Gamma.
Sebbene nel comunicato non sia esplicitamente scritto, il lander sembra quello più in ritardo nella costruzione: sono ancora in corso i test sul cablaggio interno e solo i sensori, e non l’intera sonda, hanno passato i test nella camera a termovuoto. Viene solo detto che «nelle prossime settimane» verranno completate le ultime operazioni, come l’installazione dei motori e un’accensione degli stessi. Il lancio è attualmente previsto non prima della fine del 2026, a bordo di un Falcon 9, ma è molto probabile che verrà rimandato all’anno successivo.
Voyager Technologies
La presenza di Voyager Technologies all’interno di un aggiornamento sui lander lunari si deve al fatto che a luglio 2026 l’azienda ha completato l’acquisizione di Astrobotic, che aveva già effettuato una missione con un lander più piccolo, Peregrine. Partita nel gennaio 2025, in concomitanza del volo di esordio del razzo Vulcan di United Launch Alliance, un problema a un motore del lander ha impedito al lander di lasciare l’orbita terrestre, portandolo a rientrare in atmosfera e a disintegrarsi.
Il nuovo Griffin, che per ora non ha ancora un nome ufficiale, sta effettuando i test ambientali negli stabilimenti del JPL e di recentemente ha passato un’analisi sulla distribuzione delle masse. Nelle prossime settimane verranno effettuati ulteriori collaudi ambientali, simulando diverse condizioni: dal lancio fino all’allunaggio, in modo da ridurre il più possibile i rischi e migliorare le capacità di risposta del sistema nell’ambiente lunare, complicato per via della ridotta gravità e della regolite sollevata durante le manovre di avvicinamento. Una volta che saranno completati, Griffin verrà completamente assemblato negli stabilimenti dell’azienda.
L’unico carico scientifico di rilievo sarà il rover FLIP di Astrolab, su cui saranno montati cinque payload di NASA; gli altri saranno invece più simbolici, come ad esempio una capsula del tempo giapponese o un cube-rover che calcolerà il valore della costante π. Al posto di FLIP ci sarebbe dovuto essere VIPER, un rover della NASA in grado di individuare la presenza di acqua nel sottosuolo lunare. Tuttavia, a causa degli elevati costi nel luglio 2024 la costruzione è stata interrotta e ne è stato proposto lo smantellamento e il riutilizzo in altre missioni: solo dopo mesi di stallo e di dubbi è invece ripresa, e ora il lancio dovrebbe avvenire a bordo di un New Glenn.
Griffin-1 verrà invece portato in orbita da un Falcon Heavy di SpaceX «non prima della fine del 2026», secondo quanto riportato dal comunicato NASA.
Northrop Grumman
Se Voyager Technologies non ha prodotto direttamente un lander ma ha comprato un’azienda che lo ha fatto, Northrop Grumman è stata invece incaricata da NASA per costruire tre dimostratori tecnologici per il trasporto di carichi utili sulla superficie lunare partendo dal recupero dei sistemi di alimentazione e avionica del modulo HALO (Habitation And Logistics Outpost) del Lunar Gateway. Come detto, a fine marzo 2026 l’Agenzia ha cancellato il programma Lunar Gateway, composto da più moduli da lanciare nel corso degli anni: assieme a HALO sarebbe stato lanciato anche il Power and Propulsion Element (PPE), che avrebbe fornito la spinta e l’alimentazione fondamentale per il funzionamento. La cancellazione, oltre che per un nuovo approccio più incentrato sulle operazioni di superficie piuttosto che in orbita, è stata anche dovuta ai diversi ritardi e problemi riscontrati durante la costruzione dei due moduli: uno su tutti la massa eccessiva, risultata ben oltre i valori attesi e che ha comportato un ritardo significativo, assieme a un aumento dei costi.
Le prime dimostrazioni (LID-1, 2 e 3, Lunar Infrastructure Demos) verificheranno se i sistemi siano in grado di sopravvivere ai quattordici giorni della notte lunare e alle relative condizioni estreme che si vengono a creare. Verrà inoltre testata l’infrastruttura di alimentazione di superficie condivisa, progettata per supportare carichi utili critici o altre risorse della base lunare, insieme all’avionica essenziale e alle capacità di alimentazione.
Non sono stati forniti ulteriori dettagli sullo stato di avanzamento né del vettore che porterà questi dimostratori sulla Luna.
Terran Orbital
A differenza delle altre, l’azienda non svilupperà un lander, bensì due sonde gemelle da 400 kg che rimarranno in orbita e dovranno dimostrare la capacità di navigazione relativa e di effettuare operazioni di prossimità al di fuori dell’orbita terrestre. Per farlo sfrutteranno sensori ottici e misurazioni di tracciamento a Terra, applicando tecniche e strategie simile a quelle che la capsula Orion dovrebbe utilizzare con i lander privati sviluppati da SpaceX e Blue Origin.
La missione si chiama CAPSTONE 02 e dovrebbe partire nel 2027. Ad oggi, però, non si conosce né l’azienda fornitrice dei servizi di lancio né il vettore che effettueranno la missione.

