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Un Flight Test 12 di Schrödinger

Starship durante l'accensione dei motori prima di FT-12. (SpaceX)

Nella notte italiana tra venerdì 22 e sabato 23 maggio 2026, più precisamente alle 00:30 e 24 secondi, si è svolto il volo di debutto della nuova versione di Starship, il lanciatore superpesante e completamente riutilizzabile in fase di sviluppo da parte di SpaceX a Starbase, nel Texas sudorientale. Oltre alle diverse migliorie interne ed esterne a Booster 19 e Ship 39, rispettivamente primo e secondo stadio, la missione è stata anche l’occasione per il primo utilizzo del Pad 2, costruito a pochi metri dal Pad 1. La fondazione del nuovo complesso di lancio era iniziata nel maggio 2024 e ha permesso di introdurre alcuni miglioramenti nell’infrastruttura, come una piastra di acciaio raffreddata ad acqua e un deflettore di fiamma. Quest’ultimo serve a proteggere la piattaforma stessa dagli esausti dei motori e dalle sollecitazioni del decollo, riducendo la necessità di manutenzione dopo ogni lancio.

La missione è stata sia un parziale successo che un parziale fallimento: Ship 39 è per esempio riuscita a completare tutta la fase di crociera nello spazio senza alcun problema, raggiungendo il punto di ammaraggio previsto. La fase di ascesa è stata tuttavia caratterizzata dallo spegnimento di un Raptor vacuum di Ship 39 circa trenta secondi dopo la separazione da Booster 19. Come si è sentito in diretta, la navetta è stata progettata in modo tale da poter portare a termine la missione anche in assenza di un motore, una caratteristica detta in gergo engine-out capability. Ship 39 è quindi riuscita ad ammarare nel punto previsto compensando con gli altri motori, che sono rimasti accesi per circa un minuto in più. Ha anche costretto a non dimostrare la riaccensione di un Raptor in orbita: un aspetto già stato testato in voli precedenti, ma mai con un motore della terza generazione.

Anche il rientro di Booster 19 è stato problematico: qualche minuto dopo il distacco è stato comunicato il mancato completamento del boostback burn, ovvero il riavvio dei motori per annullare la velocità orizzontale acquisita, invertire la rotta e dirigersi nuovamente quindi verso il sito di lancio. La causa comunicata da SpaceX sul proprio sito è stata individuata nella «mancata accensione dei motori previsti»: questo ha comportato un «boostback burn parziale che è terminato in anticipo». Dalle immagini in diretta e da successive analisi più dettagliate, è apparso che si siano accesi solo 20 dei 29 motori preposti allo scopo. La Federal Aviation Administration (FAA), l’ente che sovrintende tra le varie cose anche i voli spaziali e la risoluzione di eventuali anomalie, non ha ancora preso una decisione sull’apertura di un’investigazione formale di quanto successo.

Booster 19 è comunque rimasto nel corridoio di sicurezza, provando a effettuare l’ammaraggio prefissato, nonostante la velocità di discesa troppo alta. Alla fine si è schiantato nel Golfo del Messico a circa 1.400 km/h.

Nonostante questi aspetti più problematici, e di cui probabilmente SpaceX fornirà altri dettagli nelle prossime settimane, la missione ha raggiunto con successo altri obiettivi. Non è sembrato, almeno dalle immagini disponibili dalla diretta, che Ship 39 abbia avuto danni significativi durante il rientro atmosferico, una fase particolarmente delicata per l’elevato calore che si sviluppa sullo scudo termico e soprattutto sulle giunture delle superfici mobili, le ali. Anche il rilascio dei simulacri di satelliti Starlink è andato come previsto e molto più veloce rispetto ai voli precedenti, grazie ad una serie di migliorie nel meccanismo di dispiegamento. In totale erano 22, di cui 20 completamente passivi e due dotati di una telecamera e una luce: lo scopo era riprendere Starship nello spazio e avere immagini visuali oltre alla telemetria.

Come detto, anche il rientro è andato come previsto: poco prima di effettuare il landing flip, ovvero la manovra che permette a Ship di rimettersi perpendicolare al suolo per gli ultimi istanti di volo, è stata testata la resistenza dei flap ed è stata effettuata una virata per simulare la traiettoria seguita dalle Ship che ritorneranno verso Starbase. Non è ancora chiaro, invece, se l’utilizzo di due motori Raptor per le manovre di riassestamento e rallentamento fosse previsto fin dall’inizio oppure no.

L’esplosione che si vede è normale: l’importante era completare con successo il rientro atmosferico, effettuare il landing flip e ammarare dolcemente, in posizione verticale.

Starship V3

Come già anticipato, Flight Test 12 ha rappresentato il debutto della terza generazione di Starship: gli aggiornamenti rispetto alla seconda versione, che aveva esordito a gennaio 2025, sono diversi e interessano molteplici aree del sistema di lancio. Ne ha parlato estesamente anche Riccardo Rossi, co-host di astronautiCAST, il podcast di ISAA, nella diretta dedicata al lancio.

Super Heavy

Il booster, alto un paio di metri in più rispetto alle versioni precedenti – da 71 a 72.3 metri – ha visto ridursi il numero di grid fin, le strutture metalliche che lo orientano e lo guidano durante le fasi di rientro: da quattro, disposte a due a due ravvicinate, a tre, disposte a forma di “T”. La riduzione nel numero ha portato un aumento del 50% delle dimensioni: ora sono larghe circa 3,75 m e lunghe 7,5 m. La rimozione di una grid fin è stata decisa molto probabilmente sulla base di complesse simulazioni e analisi di fluidodinamica. Analizzando il flusso dell’aria attorno al booster è stato probabilmente notato che, durante la fase di rientro, nella zona in cui non è presente la grid fin si viene a creare un carico aerodinamico sufficiente a giustificarne la rimozione. Sulla base di analisi sugli stress termici è stato invece deciso di abbassarne la posizione rispetto alla sommità del booster: in questo modo sono meno investite dagli esausti dei motori dello stadio superiore durante la separazione. Infine, le grid fin presentano altri accorgimenti: dispongono di un nuovo punto di aggancio con i bracci della torre di lancio, mentre alcuni meccanismi sono stati spostati all’interno del serbatoio principale del booster per una migliore protezione.

Il cosiddetto hot stage ring, la struttura di connessione tra primo e secondo stadio che permetteva lo sfiato dei motori durante la separazione tra i due e che in seguito veniva espulsa, è stato saldato al booster. Anche la sua funzione e il design sono cambiati: non protegge più il forward dome, la cupola superiore del serbatoio del booster, la cui tenuta è garantita dalla pressione interna del serbatoio stesso e da uno strato di acciaio rinforzato in corrispondenza del getto dei motori. Inoltre, gli attuatori sull’interstadio che collegano Ship al booster ora si ritraggono dopo la separazione per proteggerli ulteriormente dai gas di scarico.

A sinistra l’ultima versione dell’hot stage ring, a destra quella usata su V2.

Una delle modifiche che si possono notare con più facilità riguarda la sezione inferiore del booster, nella zona dei motori: nelle prime due versioni era presente una struttura – una specie di gonna – che proteggeva i 33 Raptor, che ora è stata rimossa grazie proprio ai miglioramenti sui motori.

Altre modifiche sono invece all’interno del booster: il tubo di trasferimento del propellente verso i motori è stato completamente riprogettato e ora ha le dimensioni di un primo stadio di un Falcon 9. Questo cambiamento nel design dovrebbe permettere, almeno nelle intenzioni di SpaceX, di poter accendere i 33 Raptor in contemporanea e molto più velocemente. Un altro vantaggio, citato da SpaceX nella presentazione di questi cambiamenti, era una manovra di ribaltamento più affidabile: non è chiaro quindi se il problema occorso durante il boostback burn sia collegato a questa nuova riprogettazione.

Infine, SpaceX ha deciso di utilizzare due quick disconnect, i sistemi a disconnessione rapida che riforniscono di carburante Starship, anziché uno: secondo l’azienda, oltre ad aumentare la ridondanza, questa scelta permette di rimpicciolire e semplificare i meccanismi di supporto.

Il tubo di trasferimento del propellente. (SpaceX)

Ship

Grazie a un nuovo design del sistema propulsivo, è stato possibile aumentare il volume dei serbatoi, creare un nuovo metodo di accensione dei motori Raptor e migliorare il Reaction Control System (RCS), l’insieme di piccoli motori che con piccole accensioni controlla l’assetto del veicolo in volo. A seguito di alcuni problemi occorsi nei voli precedenti, è stato possibile ridurre il volume della sezione poppiera alla base del veicolo, una zona in cui ristagnava il propellente inavvertitamente fuoriuscito.

Una serie di miglioramenti ha poi riguardato gli attuatori dei flap, resi più leggeri, economici e ridondanti, ma anche il meccanismo per il rilascio dei satelliti Starlink, ora più veloce, le coperture isolanti del serbatoio sulla cima, e la gestione del carburante criogenico durante le missioni più lunghe. Con questa nuova versione Ship è infatti, almeno in teoria, in grado di effettuare missioni di lunga durata. Infine, in ottica di una futura missione dimostrativa del trasferimento di propellenti criogenici tra Ship, sono state installate quattro strutture coniche che permetteranno l’inserimento delle tubazioni necessarie alla manovra. Si tratta di un aspetto critico per il funzionamento di Starship, dal momento che senza il rifornimento in orbita la capacità di trasportare carichi verso la Luna o Marte è di pochi chilogrammi, se non zero.

Raptor 3

La nuova versione dei Raptor, sia quella ottimizzata per operare in atmosfera che quella per il vuoto, è diversa da quella precedente già dall’aspetto esteriore.

In particolare, i sensori e i meccanismi di controllo sono stati integrati all’interno e quindi al riparo grazie alla copertura applicata sui motori. In termini di performance, invece, la spinta prodotta dai motori che operano in atmosfera e nel vuoto è aumentata, rispettivamente dell’8% circa (250 tonnellate complessive) e del 6.5% (275 tonnellate). Inoltre, la massa del primo è stata ridotta di 105 kg: SpaceX ha scritto che grazie alla semplificazione del motore, di strutture del veicolo e degli hardware di supporto, è riuscita a risparmiare circa una tonnellata di massa per ogni motore. Non è chiaro se questo conteggio comprenda anche i motori dello stadio superiore.

Nella prima foto in alto a sinistra si può osservare l’evoluzione nei motori Raptor.

Pad di lancio

Anche se non si può parlare di una nuova versione, dato che è stato utilizzato per la prima volta, gli aggiornamenti hanno riguardato anche il complesso di lancio. Il deposito del propellente è stato ingrandito e dotato di più pompe, in modo da ridurre il tempo di riempimento di Starship. Sulla torre di lancio, invece, i bracci per la cattura del booster sono più corti, in modo da permettere velocità di movimento più elevate e una migliore capacità di tracciamento del Booster o della Ship in arrivo. Altri interventi hanno invece riguardato i sistemi di disconnessione rapida e gli attuatori.

Fonte: diretta SpaceX, SpaceX

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