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L’Australia avrà una sua agenzia spaziale

L’Australia, una delle più importanti nazioni sin ora senza un’agenzia spaziale, ha deciso di istituirne una per supportare l’attività del paese nel settore industriale collegato allo spazio.

Nel corso di questa settimana, lunedì 25 settembre,  il governo australiano ha ufficialmente annunciato di voler procedere con l’istituzione di un’agenzia spaziale nazionale. Un traguardo che l’industria spaziale australiana ha perseguito per decenni, sino ad oggi senza risultati, ma che ora diventa un obiettivo. Il senatore Simon Birmingham, ministro dell’istruzione del governo Turnbull, ha comunicato i piani dello sviluppo dell’agenzia nel discorso di apertura della sessantottesima conferenza astronautica internazionale (IAC) che si tiene proprio in Australia. Il senatore Birmingham ha detto che il governo ha deciso di annunciare la fondazione anche se la revisione delle attività spaziali e le valutazioni preliminari sono in corso e lo saranno ancora per qualche mese.

Sebbene ci sia ancora molto lavoro di valutazione da condurre, un punto è emerso chiaro e ben definito: l’istituzione di un’agenzia spaziale australiana si rende necessaria e inevitabile”, ha detto Birmingham. “Sono quindi orgoglioso di annunciare che il governo australiano creerà la sua agenzia spaziale nazionale”.

Parallelamente, il governo ha emesso una nota ufficiale in cui si legge che un’agenzia spaziale nazionale australiana assicurerà un piano di lungo termine per supportare lo sviluppo e l’applicazione delle tecnologie spaziali e la crescita dell’industria collegata sul territorio nazionale. L’annuncio contiene alcuni dettagli circa i tempi entro cui l’agenzia sarà istituita, come sarà gestita dal governo insieme alle sue specifiche responsabilità e ruoli.

Jan Drobik, consigliere delegato alla difesa e allo sviluppo tecnologico presso l’ambasciata australiana a Washington, aveva già accennato alla possibilità della creazione di un’agenzia autonoma australiana durante una sessione internazionale tenutasi nella capitale statunitense intorno alla riduzione dei rischi collegati ai rifiuti spaziali orbitanti. Durante l’incontro, Drobik ha suggerito che l’agenzia sarà focalizzata sul coordinamento delle attività dell’industria spaziale interna, piuttosto che su un programma di volo già da ora ben delineato. Sempre dalle dichiarazioni di Drobik era emerso come il governo australiano veda ormai impossibile non avere un unico soggetto di coordinamento per le operazioni che avvengono ormai sempre più frequentemente in Australia. Uno spunto e una maggior motivazione per il governo, è senza dubbio stata la mossa di un altro soggetto politico, il governo neozelandese, che di recente ha stabilito un insieme di regole per aiutare le attività spaziali interne, tra cui i lanci della Rocket Lab, azienda ora molto attiva nella realizzazione di vettori di lancio suborbitale.

I vertici delle aziende del settore in Australia hanno salutato con favore la notizia. L’Australia, prima di questo annuncio, era rimasta una dei due paesi tra i 35 dell’OCSE a non avere un’agenzia spaziale autonoma (essendo l’Islanda l’altro e ormai ultimo paese rimasto). All’interno dell’opinione pubblica australiana alcune fazioni contrapposte hanno rilasciato dichiarazioni critiche nei confronti del governo. L’opposizione ha avanzato dubbi sulla realizzabilità nel breve periodo, mentre alcuni sostenitori storici dell’idea hanno accusato il governo di essersi mosso troppo tardi, fallendo così la capitalizzazione di vantaggi che si sarebbe potuto realizzare se non all’alba dell’era spaziale, almeno negli anni successivi.

Ma quello che più conta è che il settore aerospaziale domestico veda nella notizia la maggiore delle opportunità da cogliere nel medio-lungo periodo. Michael Davis, presidente della Space Industry Association of Australia, ha infatti dichiarato che oggi il paese saluta con entusiasmo due favolosi risultati, la conferenza astronautica, che ha riservato notevoli sorprese e novità nell’ambito della comunità spaziale e la decisione dell’Australia di entrare a pieno titolo e come parte attiva nella collaborazione con la stessa comunità.

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