L’ultimo volo del Delta II

L'ultimo Delta II a Vandenberg mentre attende di essere integrato con il secondo stadio (Photo Credit: NASA/Randy Beaudoin)

L’ora delle pensione arriva anche per i lanciatori spaziali. E così che a Vandenberg, in California, i tecnici di United Launch Alliace (ULA) e della NASA sono al lavoro per completare l’ultimo esemplare di Delta II, chiamato al suo volo finale il prossimo 15 settembre.

Entrato in servizio nel 1989 e con alle spalle 154 decolli, il Delta II ha scritto pagine fondamentali nell’esplorazione e nel volo spaziale degli ultimi tre decenni, portando in orbita payload di primaria importanza scientifica come i telescopi spaziali Spitzer o Kepler, instradando verso Marte missioni come Spirit e Oppurtunity, o ancora Dawn, l’esploratrice di Cerere e Vesta.

Ma il Delta II è stato fondamentale anche per lo sviluppo dello Spazio “Made In Italy”: a  bordo del razzo firmato oggi da ULA sono saliti anche i quattro satelliti della costellazione Cosmo-SkyMed, lanciata in altrettanti decolli tra il 2007 e il 2010.

Il primo stadio del razzo mentre viene trasferito a Vandenberg (Photo Credit: NASA/Randy Beaudoin)

Per la sua ultima fatica prima della pensione, il prossimo 15 settembre il Delta II porterà in orbita ICESat 2, satellite della NASA per l’osservazione della Terra dedicato a controllo dello stato di salute del pianeta. Il satellite da 1300 kg  proseguirà il lavoro del precedessore omonimo (lanciato sempre da un Delta II nel 2003) e terrà d’occhio lo spessore del ghiaccio delle calotte polari, la densità delle foreste e non da ultimo la massa e la composizione delle nuvole.

Il satellite, dotato di uno strumento Lidar in parte simile a quello dell’europeo Aeolus, sarà posizionato in un’orbita eliosincrona circolare di 496 Km, dove lavorerà per almeno tre anni (facilmente raddoppiabili, secondo la NASA).

Lunga vita al Delta II

Associato ad un veicolo spaziale, il nome Delta appare negli anni Sessanta, quando la quarta lettera greca indica inizialmente solo l’upper stage dei vettori tristadio Thor, costruiti dall’allora Douglas (poi fusa con la McDonnel).

Negli anni successivi la famiglia Thor-Delta si evolve e alla fine degli anni Ottanta la McDonnell Douglas presenta all’US Air Force il progetto del Delta II, un veicolo di nuova concezione in grado di rispondere alle mutate esigenze dell’aviazione militare americana.

Il secondo stadio del Delta II mentre viene issato sulla torre di servizio (Photo Credit: NASA/Randy Beaudoin)

Dopo la tragedia del Challenger del 1986 e il conseguente blocco dei payload commerciali e governativi sulla flotta di Space Shuttle, l’USAF ha bisogno di un lanciatore economico ed affidabile con cui portare in orbita la seconda generazione di satelliti GPS.

McDonnell Douglas progetta quindi un vettore alto poco meno di 40 metri e con una grande versatilità di carico. Se infatti la versione base è dotata di due stadi a propellente liquido, la possibilità di alloggiare fino a 9 booster a propellente solido e un terzo stadio (anch’esso a solido) permette al Delta II di trasportare fino a sei tonnellate in orbita bassa, payload geostazionari di dimensioni modeste (fino a due tonnellate) e missioni interplanetarie (una tonnellata).

E’ la variante più potente Heavy – con i 9 boster aggiuntivi GEM 46 (oggi sul Delta IV) e l’upper stage Star 48 (della stessa famiglia che solo qualche giorno fa ha spinto la sonda Parker fino al Sole) – a completare i sei voli più impegnativi come Opportunity nel 2003 o MESSANGER, verso Mercurio, l’anno successivo.

Con il passaggio delle operazioni a Boeing (che nel 1997 acquisisce la McDonnell Douglas), il Delta II trova terreno fertile anche nel campo dei voli commerciali e viene usato anche per portare in orbita la prima generazione delle costellazioni di Iridium e di Globalstar. In quell’anno si registra anche l’unico vero fallimento del razzo, quando a causa di un booster difettoso il veicolo esplode pochi secondi dopo aver lasciato il complesso di lancio 17 della base di Cape Canaveral (video in basso).

Nonostante nel tempo il Delta II diventi un mostro di solidità e affidabilità, con ben 99 successi consecutivi inanellativi fino ad oggi, a partire dalla metà degli anni Duemila la frequenza dei suoi voli comincia via via a scendere. La neonata ULA – che nel 2006 ha raccolto le operazioni spaziali di Boeing e Lockheed Martin – gli preferisce i veicoli di nuova concezione come il Delta IV e sopratutto l’Atlas V, che grazie alla sua modularità e affidabilità diventa il vero workhorse dello spazio a stelle a strisce.

Negli ultimi anni i voli dello storico veicolo si contano con il lumicino: zero nel 2016, uno solo nel 2017.

Nel giro di poche settimane il lift-off finale, quando l’ultimo Delta II – configurato con due stadi e quattro booster – avrà il compito chiudere una gloriosa carriera con il centesimo successo consecutivo.

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