Gestione dell’emergenza: uno sguardo dietro le quinte durante l’incidente allo SLC-40

L'esplosione del Falcon 9. (C) USLaunchReport.com
L'esplosione del Falcon 9. (C) USLaunchReport.com

Questo articolo riporta la testimonianza del Lieutenant Colonel Greg Lindsey, 45th Mission Support Group commander Detachment 1, offrendo un interessante punto di vista per quanto riguarda il coordinamento e la risposta all’emergenza in seguito all’incidente avvenuto allo SLC-40 ad inizio settembre.

Lo stemma del 45th Space Wing (USAF).

Lo stemma del 45th Space Wing (USAF).

La scorsa settimana l’Incident Management Team del 45th Space Wing è intervenuto immediatamente in seguito all’incidente avvenuto durante l’accensione di prova del Falcon 9 allo SLC-40 alla Cape Canaveral Air Force Station, in Florida. L’esplosione è avvenuta alle 9:07 a.m. (EDT) del 1 settembre, quando molti di noi erano di ritorno dalle consuete riunioni di coordinamento mattutine.
Qualche minuto dopo ho ricevuto una telefonata, la chiamata che nessuno vorrebbe sentire, ma che continuamente ci prepariamo ad affrontare.

L’allarme proveniva dalla safety net, e una successiva dal Fire Chief annunciava: «C’è stata un’esplosione al pad 40!». Abbiamo immediatamente preparato i veicoli antincendio ed iniziato l’evacuazione di tutti gli edifici nella zona. Il passo successivo è stato quello di attivare il Cape Canaveral Air Force Station Emergency Operations Center (EOC), un gruppo interforze composto da militari, personale governativo, civili e personale di supporto del nostro stormo, il 45th Space Wing. Questo gruppo di persone garantisce competenze specifiche nei settori più importanti e critici, in modo da gestire al meglio la risposta all’emergenza.

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Siccome l’incidente è avvenuto durante una operazione pericolosa pianificata, il nostro cliente, SpaceX in questo caso, si era già coordinato con il 45th Security Forces Squadron per mettere in sicurezza alcune zone critiche, chiamate Blast Danger Area, proprio per garantire la sicurezza delle persone coinvolte ed evitare feriti in caso di un’anomalia durante l’operazione.
Essendo attiva la Blast Danger Area, il responsabile della sicurezza del pad di lancio aveva già verificato che nessuno fosse presente nella suddetta area prima del test, ciò ci ha permesso di affermare fin da subito che nessuna persona era rimasta coinvolta all’interno della zona più pericolosa. I responsabili della sicurezza hanno immediatamente richiamato il proprio personale nei pressi della BDA assicurandoci di avere il 100% del personale in forze, senza alcun ferito. Con la sicurezza di quelle informazioni ho pensato che il nostro team potesse concentrarsi sulla situazione al pad.

Non appena il nostro team ha raggiunto l’Emergency Operations Center abbiamo condotto un briefing iniziale per stabilire il piano di intervento e i rispettivi ruoli a seconda delle competenze di ciascuno.

Mappa dei complessi di lancio a Cape Canaveral.

Mappa dei complessi di lancio a Cape Canaveral.

Mentre, come si può immaginare, la nostra prima preoccupazione era rivolta all’incendio al pad e alle zone circostanti, un ingegnere mi ha informato del fatto che durante l’esplosione il sistema di soppressione del rumore e di allagamento del pad era stato danneggiato e gran parte dell’acqua ora veniva sparata in aria invece che nelle zone preposte. Il rappresentante di SpaceX comunque ci ha comunicato che, nonostante il sistema non stesse funzionando al meglio, comunque stava contribuendo a spegnere i focolai di incendio. Tutto positivo, tranne per un fatto: la scorta di acqua  dei serbatoi (più di 4.5 milioni di litri) si stava consumando molto velocemente e non c’era modo di riempire le cisterne abbastanza in fretta così da sostenere la portata in uscita. Se i serbatoi si fossero esauriti i motori delle pompe avrebbero potuto surriscaldarsi e bruciare rendendo inutilizzabile il sistema centrale anche per altri pad di lancio, compromettendo così anche il prossimo lancio di ULA (Osiris-REx, ndr).

Un altro importante fattore che ho dovuto considerare immediatamente erano i diversi sistemi pressurizzati che si trovano presso il pad di lancio, avrei dovuto verificare che fossero stati danneggiati o meno e come eventualmente ridurre la pressione dei circuiti nel caso si fosse reso necessario.
Io e il mio team abbiamo optato per un approccio graduale, abbiamo inizialmente deciso di inviare l’Initial Response Team a disattivare le pompe e spegnere uno dei sistemi ad alta pressione a cui si poteva accedere anche dall’esterno del perimetro del pad.

Non appena le pompe sono state messe in sicurezza sono stato avvicinato da un altro membro del EOC che mi ha informato che si stava perdendo pressione nell’impianto di condizionamento nelle vicinanze del complesso di lancio. Senza questi dispositivi di condizionamento si sarebbe rischiato di compromettere le sonde e i satelliti che si trovano già negli edifici di preparazione al lancio nella zona del pad. Inutile dire che quindi mi è toccato rivedere su due piedi la lista delle priorità; ho richiesto che qualcuno si occupasse di pensare ad un modo per fare accedere l’Initial Response Team allo Space Launch Complex-41 in modo che i tecnici potessero successivamente intervenire per riparare i guasti in loco.

Mentre revisionavamo il piano d’azione un messaggio dallo SLC-41 ci comunicava che la pressione era scesa in tutti gli impianti e che i tecnici avrebbero dovuto raggiungere lo spacecraft immediatamente.
Questa è una tipica situazione in cui le buone relazioni di lavoro con i colleghi entrano in gioco nell’emergenza; siamo stati in grado di coordinare l’Emergency Operations Center del Kennedy Space Center, permettendo loro di oltrepassare i blocchi sulle vie di accesso e fornire il dovuto supporto agli spacecraft non solo per evitare di perderli ma anche per garantire il rispetto del manifesto di lancio.

Probabilmente la parte più pericolosa dell’intervento di risposta all’emergenza è iniziata non appena l’incendio è stato spento. Solo all’ora infatti ci saremmo potuti recare sul posto, verificare l’integrità delle strutture e rimuovere dalla zona ogni tipo di detrito pericoloso. Naturalmente nei pressi del pad di lancio erano presenti lamiere e materiali metallici fusi dal calore, blocchi di cemento rotti, ma anche residui di materiale pericoloso con la possibilità di elementi esplosivi pronti a scoppiare. Un gruppo interforze composto da personale dell’aeronautica, artificieri (Explosive Ordnance Disposal – EOD), Fire Department, Environmental Health e Pad Safety ha esaminato il perimetro della rampa di lancio in modo da poter avere uno sguardo sulla situazione più da vicino.

Il personale EOD è addestrato per individuare e neutralizzare ogni possibile fonte di esplosione mentre il personale EH e PS è responsabile di monitorare la qualità dell’aria in modo da garantire condizioni di lavoro sicure a tutto il personale coinvolto sul luogo dell’incidente.
I vigili del fuoco e il Range Safety Officer hanno esaminato i serbatoi alla ricerca di eventuali focolai, risolvendo anche i vari problemi di pressurizzazione degli impianti.160901-f-zz999-200

La messa in sicurezza della zona del pad è una operazione estremamente pericolosa e richiede una attenta pianificazione da parte di tutti i membri del team.
EOD, sicurezza ambientale, vigili del fuoco, sicurezza del pad, rappresentanti di SpaceX hanno fornito tutti il loro contributo per combinare un piano ben orchestrato che ha permesso a tutti di svolgere le proprie funzioni e i propri compiti in modo sicuro, dando spazio e sicurezza a chi doveva intervenire successivamente, tutto ha funzionato per il meglio.

È anche importante tenere presente che tutte queste operazioni sono state affrontate durante un periodo di costante allerta per fulmini e tempesta a causa dell’avvicinarsi alla Florida della tempesta tropicale Hermine. Già di per sé la gestione della crisi è una situazione complessa, affrontare un’emergenza in condizioni meteorologiche non favorevoli non fa che aggiungere complessità alla situazione.

Siccome la gestione dell’emergenza, come abbiamo detto, è una situazione pericolosa, ogni tanto si rende necessario ragionare un po’ fuori dagli schemi. Ad esempio in questo caso alcune valvole dovevano essere chiuse per mettere in sicurezza alcuni impianti; una possibile strategia prevedeva l’uso di alcuni robot comandati dall’EOD. Alla fine non abbiamo seguito questa strada, ma è importante capire come siamo giunti a questa decisione risolvendo i vari problemi che si presentano in successione in una situazione come questa.
Un suggerimento che abbiamo invece accolto è stato quello di considerare la possibilità di utilizzare un drone della NASA (Unmanned Aircraft System) per sorvolare la zona interessata dall’incendio. Ancora una volta i nostri colleghi del KSC si sono messi subito a disposizione pronti a collaborare in tutti i modi. Si sono riuniti con con una mappa della zona del pad e i responsabili di SpaceX per pianificare le traiettorie di volo dell’UAV, in modo da coprire tutta l’area coinvolta con attenzione alle zone che meritavano di essere riprese dall’alto. Già dopo il primo allarme il responsabile dell’emergenza stava osservando le immagini che arrivavano in diretta dal drone, prima ancora che l’IRT arrivasse sul posto.
Questa collaborazione e condivisione di informazioni tra corpi ed entità diverse ci ha permesso di fornire rapidamente all’IRT molte informazioni sull’accaduto prima che arrivassero sul luogo dell’incidente. In una situazione dinamica come questa un supporto visuale inoltre rafforza le nostre capacità di intervento, riducendo i tempi di risposta e lo sforzo complessivo del personale risulta inferiore.

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Non appena ha iniziato a fare buio l’Emergency Operations Center ha continuato a monitorare la situazione durante tutta la notte per garantire l’incolumità delle persone che hanno continuato a lavorare nella zona del pad di lancio.

È stata una esperienza gratificante dal punto di vista di un direttore dell’EOC: sedersi alla propria postazione ed essere circondato da personale così ben preparato e così professionale. Affrontare un’emergenza non è qualcosa che vorremmo fare, ma è confortante sapere che quando ci capita, abbiamo un gruppo di persone che è capace di affrontare anche le situazioni più caotiche con freddezza e concentrazione, un team in grado di stabilire le priorità di intervento in modo dinamico, raggiungendo tutti gli obiettivi mantenendo nel contempo un ottimo livello di sicurezza.
Lo spazio è intrinsecamente pericoloso, abbiamo affrontato una sfida difficile ma eravamo preparati. Andando avanti ora sicuramente si renderanno necessari degli interventi di ricostruzione, ma per fortuna quel giorno tutti sono tornati a casa sani e salvi e si sono svegliati la mattina successiva pronti per ricominciare.

Il nostro gruppo di lavoro all’Eastern Range è composto da personale altamente professionale e qualificato, dedito al proprio lavoro, impegnato per supportare al meglio tutte le attività di lancio. Questo è ciò che rende unico l’Eastern Range e dimostra tutto il nostro impegno nel garantire un accesso sicuro allo spazio.

Fonte: 45th Space Wing (Patrick Air Force Base).

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Filippo Magni

Appassionato di spazio, studente di ingegneria aerospaziale presso il Politecnico di Milano.
Collabora all’amministrazione del forum come “Operations Officer”.
Scrive su AstronautiNEWS da maggio 2009.

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