Videoricordo di Valentina Tereshkova nel 50° anniversario del suo volo

Da sinistra: Yuri Gagarin, Pavel Popovich, Valentina Tereshkova e Nikita Khrushchev al Mausoleo di Lenin a Mosca il 22 giugno 1963. Fonte: RIA Novosti archive, image #159271 / V. Malyshev/Wikimedia Commons, CC-BY-SA 3.0
Da sinistra: Yuri Gagarin, Pavel Popovich, Valentina Tereshkova e Nikita Khrushchev al Mausoleo di Lenin a Mosca il 22 giugno 1963. Fonte: RIA Novosti archive, image #159271 / V. Malyshev/Wikimedia Commons, CC-BY-SA 3.0

Il 16 giugno 1963 la ventiseienne sovietica Valentina Vladimirovna Tereshkova diventò la prima donna a volare nello spazio, compiendo una missione di quasi tre giorni in orbita terrestre a bordo della capsula Vostok 6. Oggi ricordiamo il 50° anniversario della storica impresa attraverso una serie di video con immagini d’epoca.

La giovinezza

Valentina Tereshkova nacque il 6 marzo 1937 a Maslennikovo, un villaggio della Russia centrale vicino al fiume Volga. Nel 1953 lasciò la scuola, che aveva iniziato nel 1945 all’età di otto anni, per continuare la sua istruzione attraverso corsi per corrispondenza.

Si interessò presto di paracadutismo addestrandosi presso il locale aeroclub. Effettuò il suo primo lancio con il paracadute il 21 maggio 1959 all’età di 22 anni. In quel periodo lavorava come operaia tessile in una fabbrica della zona.

La selezione come cosmonauta

Valentina Tereshkova. Fonte: RIA Novosti archive, image #612748 / Alexander Mokletsov / CC-BY-SA 3.0

Valentina Tereshkova. Fonte: RIA Novosti archive, image #612748 / Alexander Mokletsov / CC-BY-SA 3.0

Poco dopo il volo di Yuri Gagarin, che nel 1961 diventò il primo uomo a raggiungere lo spazio, il generale Nikolai Kamanin, a capo dell’addestramento dei cosmonauti, propose di mandare una donna nello spazio per ottenere un nuovo primato e battere gli americani. L’idea fu accolta con favore dal leader sovietico Nikita Khrushchev che ne riconobbe il valore propagandistico. Si sarebbero così potute dimostrare le capacità dei lavoratori e l’affidabilità dei veicoli spaziali sovietici.

Il 19 febbraio 1962 venne selezionato fra alcune centinaia di candidate un gruppo di cinque donne da cui sceglierne una a cui affidare la missione: Tatiana Kuznetsova, Valentina Ponomaryova, Irina Solovyova, Valentina Tereshkova e Zhana Yerkina.

Un requisito determinante per la scelta della Tereshkova e delle sue compagne fu l’esperienza di paracadutismo. Nelle fasi finali del rientro delle capsule spaziali allora in uso il cosmonauta doveva infatti paracadutarsi dal veicolo e atterrare autonomamente. Giocarono a favore della Tereshkova anche alcuni fattori ideologici, come le sue origini proletarie e il fatto che suo padre fosse stato un eroe di guerra caduto in combattimento.

Le donne iniziarono in segreto l’addestramento. La Tereshkova nascose alla famiglia la sua reale attività dicendo che stava partecipando a un allenamento speciale di paracadutismo. La Kuznetsova fu l’unica a non superare l’esame finale nel novembre del 1962. Fra le altre la Ponomaryova aveva maggiori capacità e competenze, ma Kamanin riteneva che non lavorasse bene in gruppo ed esibisse eccessiva indipendenza e confidenza in sé stessa.

I possibili profili di missione originari prevedevano anche il lancio nella primavera del 1963 di due capsule monoposto Vostok a pochi giorni di distanza, con a bordo una donna ciascuna, per le quali le candidate principali erano la Ponomaryova, la Solovyova e la Tereshkova.

Anche in seguito al ridimensionamento del programma Vostok i piani iniziali furono rivisti decidendo in una riunione del 21 marzo 1963 di lanciare un cosmonauta a bordo della Vostok 5 e, due giorni dopo, una donna sulla Vostok 6. La commissione di stato per lo spazio riunitasi il 10 maggio assegnò Valery Bykovsky alla Vostok 5. Per la Vostok 6 la commissione scelse la Tereshkova con l’approvazione di Khrushchev. Nonostante la mancanza di esperienze di pilotaggio era giudicata la più adatta al ruolo e Kamanin la considerava una “Gagarin in gonnella”.

La missione Vostok 6

La missione congiunta iniziò il 14 giugno 1963 con il lancio di Bykovsky sulla Vostok 5 dal cosmodromo di Bajkonur, nell’attuale Kazakistan. Due giorni dopo arrivò nello spazio anche la Tereshkova a bordo della Vostok 6, lanciata dalla stessa base alle 9:29 UTC del 16 giugno, che raggiunse un’orbita con apogeo di 231 km, perigeo di 180 km e periodo orbitale di circa 88 minuti.

Un modello della capsula Vostok e del terzo stadio del lanciatore, simile a quella su cui volò valentina Tereshkova. Fonte: de:Benutzer:HPH/Wikimedia Commons, CC-BY-SA 3.0

Un modello della capsula Vostok e del terzo stadio del lanciatore, simile a quella su cui volò valentina Tereshkova. Fonte: de:Benutzer:HPH/Wikimedia Commons, CC-BY-SA 3.0

Durante il volo la Tereskhova si identificò nelle comunicazioni radio usando il nominativo “chaika”, che significa gabbiano. Eseguì una serie di attività ed esperimenti fra cui la ripresa di fotografie, l’aggiornamento del giornale di bordo e l’orientamento della capsula. Il suo volo consentì di raccogliere dati e osservazioni sulla fisiologia femminile nell’ambiente spaziale. Parlò inoltre via radio con Khrushchev.

Vostok 5, che si muoveva su un’orbita simile a quella di Vostok 6, passò periodicamente per brevi periodi fino a circa 5 km di distanza dalla capsula della Tereshkova. I due cosmonauti comunicarono direttamente più volte via radio.

Nel corso del volo si manifestarono alcuni problemi e difficoltà. La cosmonauta soffrì i tipici sintomi dell’adattamento alla microgravità, fra cui senso di nausea e stanchezza, soprattutto nel corso delle prime orbite. Non riuscì a raggiungere e attivare alcuni esperimenti all’interno della capsula. Manovrare manualmente la Vostok 6 nell’orientamento per il rientro nell’atmosfera richiese alla Tereshkova diversi tentativi e l’assistenza del centro di controllo della missione, da cui Gagarin comunicava via radio con i cosmonauti nello spazio.

Alle 8:20 UTC del 19 giugno, dopo 2 giorni, 22 ore e 50 minuti dal lancio e 49 orbite, la Tereshkova atterrò con il paracadute a circa 620 km dalla città di Karaganda, in Kazakistan, dopo essere stata come previsto espulsa automaticamente dalla capsula in discesa con un proprio paracadute. La Vostok 6 con a bordo la cosmonauta era rientrata nell’atmosfera poco prima.

Mentre scendeva appesa al paracadute, la Tereshkova riportò una ferita per un frammento metallico cadutole sul volto mentre guardava in alto con la visiera del casco alzata. Giunta a terra mangiò pane e altro cibo offerto dagli abitanti locali accorsi sul luogo, distribuendo a sua volta le sue razioni di bordo e alterando così i risultati di alcuni esperimenti medici sul suo consumo alimentare.

Bykovsky, espulso automaticamente allo stesso modo dalla Vostok 5 dopo il rientro nell’atmosfera, atterrò con il paracadute a poca distanza circa tre ore dopo la Tereshkova.

Valentina Tereshkova accolta a Berlino nel 1963. Fonte: Bundesarchiv, Bild 183-B1019-0001-051 / Sturm, Horst / CC-BY-SA

Valentina Tereshkova accolta a Berlino nel 1963. Fonte: Bundesarchiv, Bild 183-B1019-0001-051 / Sturm, Horst / CC-BY-SA 3.0

L’impresa della Tereshkova dimostrò la possibilità per una donna adeguatamente addestrata di operare nello spazio come i colleghi uomini. Ebbe un grandissimo impatto propagandistico, politico e sociale nella sfida ideologica della guerra fredda. La cosmonauta fu considerata in URSS e all’estero un simbolo dei traguardi tecnologici e sociali sovietici, oltre che un modello di ruolo e un esempio di emancipazione femminile.

L’ipotesi di un secondo volo

Gli specialisti medici considerarono insoddisfacente l’adattamento della Tereshkova all’ambiente spaziale e il suo comportamento nella missione Vostok 6, e anche Korolev rimase deluso. Fu probabilmente un giudizio eccessivamente severo, dato con criteri diversi da quelli applicati ai colleghi uomini.

Forse anche per questo, ed essendo una donna nell’ambiente maschile del programma spaziale sovietico nella società conservatrice di quegli anni, nonostante successivi piani nel 1965 per un possibile secondo volo la Tereshkova non tornò mai nello spazio. Per lei era stato ipotizzato il ruolo di comandante di una missione in cui la Solovyova avrebbe effettuato una passeggiata spaziale.

Nessuna delle sue compagne scelte nel 1962 ebbe l’opportunità di andare nello spazio e il gruppo venne sciolto nel 1969. In quegli anni negli Stati Uniti non ebbero maggiore fortuna le “Mercury 13”, un gruppo di tredici donne che nell’ambito di un progetto di ricerca privato superarono gli stessi test di selezione degli astronauti Mercury, ma non riuscirono a convincere la NASA ad accettarle come astronaute per farle volare nello spazio.

Fu necessario attendere il 1982, 19 anni dopo il volo della Tereshkova, perché un’altra donna, la sovietica Svetlana Savitskaya, conducesse una missione sulla navicella Sojuz T-7 verso la stazione spaziale Salyut 7. In una successiva missione la Savitskaya fu anche la prima donna a compiere una passeggiata spaziale.

L’anno successivo, il 18 giugno 1983, l’astronauta NASA Sally Ride diventò la prima americana a volare nello spazio nella missione Shuttle STS-7. Fra due giorni ricorrerà il 30° anniversario della missione di Sally Ride.

Gli anni successivi

Valentina Tereshkova  in Finlandia nel 2002. Fonte: Mikko Tuomela, pubblico dominio

Valentina Tereshkova in Finlandia nel 2002. Fonte: Mikko Tuomela, pubblico dominio

Il 3 novembre 1963 la Tereshkova sposò a Mosca il cosmonauta Andrian Nikolayev in una cerimonia alla presenza di Khrushchev e delle massime autorità sovietiche, un matrimonio che alcuni ritennero combinato. L’8 giugno 1964 nacque la loro figlia Alenka. La Tereshkova divorziò nel 1982 risposandosi con l’ortopedico Yuliy Shaposhnikov, che morì nel 1999.

La Tereshkova ricevette numerose onorificenze e ricoprì diversi incarichi politici fino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Dopo il suo ritiro dalla vita politica attiva ha continuato a partecipare occasionalmente a manifestazioni spaziali ed eventi pubblici.

È ancora oggi una figura prestigiosa e onorata, fra i maggiori protagonisti della storia dell’esplorazione umana dello spazio. Vive attualmente allo Yuri Gagarin Cosmonaut Training Center, noto anche come Star City, il centro di addestramento dei cosmonauti a poca distanza da Mosca.

Videoricordo

Un servizio realizzato nel 2008 da Russia Today in occasione del 45° anniversario di Vostok 6 traccia un breve profilo della cosmonauta. Mostra alcune fasi dell’addestramento del gruppo di candidate del 1962, oltre a momenti della missione con immagini dall’interno della capsula.

In un’intervista a Russia Today del 2008 la Tereshkova racconta la sua selezione come cosmonauta, l’addestramento e la missione Vostok 6.

Queste video sintetizza la missione Vostok 6. Nelle immagini d’epoca vediamo la Tereshkova aiutata a indossare la tuta pressurizzata, il trasporto in pullman e l’arrivo alla rampa, il lancio e il volo.

Nell’abitacolo della Vostok 6 era installata una telecamera che riprendeva immagini della cosmonauta in volo trasmettendole al centro di controllo della missione. Ecco alcune di queste immagini della Tereskhova nello spazio all’interno della capsula, che furono in parte mostrate in televisione.

Ecco una visita della Tereshkova alla città di Bielsko Biala raccontata in un documentario d’epoca, in cui si vede l’accoglienza della cosmonauta. Dà un’idea degli onori con cui veniva ricevuta in patria e del prestigio di cui godeva anche all’estero.

Un’intervista alla Tereshkova del TG Leonardo di Rai 3 nel 2011 in cui ricorda gli anni del suo volo.

Questi video raccolgono foto e riprese filmate della vita e della carriera della cosmonauta, dal suo storico volo agli anni successivi.

Foto di copertina: da sinistra Yuri Gagarin, Pavel Popovich, Valentina Tereshkova e Nikita Khrushchev al Mausoleo di Lenin a Mosca il 22 giugno 1963. Fonte: RIA Novosti/Wikimedia Commons, CC-BY-SA 3.0

Fonte: The Rocket Men—Vostok & Voskhod, The First Soviet Manned Spaceflights di Rex Hall e David J. Shayler, Springer–Praxis, 2002

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Paolo Amoroso

Si occupa di divulgazione e didattica dell'astronomia e dello spazio. Attualmente collabora con il Planetario di Milano e fino al 2012 ha lavorato per il Museo Astronomico di Brera. Si interessa di astronomia, astronautica ed esplorazione dello spazio e Google. È nel Direttivo dell'Associazione Italiana per l'Astronautica e lo Spazio (ISAA), per la quale svolge diverse attività fra cui la co-conduzione del podcast AstronautiCAST.

2 Risposte

  1. Alfredo Ferraro ha detto:

    Salve, sono un appassionato, come voi, forse non quanto voi. Il mio interesse spazia dalla innovazione tecnologica alla Ricerca scientifica. Amo l’astronomia, ho fatto parte per un po’ del UAN (Unione Astrofili Napoletani).
    Entrando subito nel merito, mi piacerebbe intavolare una discussione sul fatto che le missioni nello spazio hanno sempre rappresentato un settore ostico per le donne (tranne per la nostra Cristoforetti, ma lei è speciale!).
    Ecco mi piacerebbe disquisire nel merito. Ovvio che trattandosi di ingenti risorse pubbliche si ha il dovere di finalizzarle nel modo più idoneo a minimizzare i rischi e, da quanto ho capito, per la diversa fisiologia la donna incontra un limite (finalmente, uno anche per loro eheheh…) nel reclutamento per i voli spaziali.
    Ignoro se risponda a realtà ma, tanto per cominciare, sono quasi certo che nell’imminenza della missione vengano adottati alcuni accorgimenti, primo tra tutti il blocco temporaneo dei flussi mestruali.
    Ho ragione?
    Vorrei continuare ma la pausa lavoro è completata e debbo riprendere.
    Vi aspetto!