Soyuz TMA-10 conclusa inchiesta su rientro balistico

Il logo di AstronautiNEWS. credit: Riccardo Rossi/ISAA
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E' stata accertata la causa che ha portato la Soyuz TMA-10 lo scorso 21 Ottobre a compiere un rientro balistico con alti numeri di G per l'equipaggio.
Vitaly Lapota, capo progettista di Energia, ha dichiarato che il problema è stato causato da un cavo danneggiato sul pannello di controllo del modulo di comando che collegava i sistemi per il rientro.
La capsula aveva a bordo l'equipaggio della Exp.15 Fyodor Yurchikhin e Oleg Kotov e il primo astronauta Malese di ritorno dal "soggiorno" sulla ISS, Sheik Muzafar Shukor.
L'equipaggio, a causa del passaggio da regime controllato a balistico è stato sottoposto per tempi prolungati fino a 9G di accelerazione, atterrando poi 70km oltre il punto previsto.
Nikolai Ivanov, a capo del Mission Control Center (TSUP) per il rientro, ha dichiarato che l'accelerazione subita non ha mai messo in pericolo la salute e la vita dei cosmonauti, i quali sono addestrati per poter sopportare queste evenienze, permettendo quindi all'equipaggio di sopportare i 10sec. raggiunti a 9G.
"C'è stato un guasto, ma la cosa importante è che il sistema di controllo sia passato automaticamente e con successo ad un regime balistico, più sicuro in caso di problemi.
Se questo dovesse succedere, che Dio non voglia, con lo Shuttle americano, per il quale un regime balistico non è previsto sarebbe stato necessario un funerale per gli astronauti al suo interno…".
La differenza fra i due regimi di controllo sta nel fatto che in un rientro controllato la capsula è continuamente riorientata con la parte "piatta" verso il senso di marcia con maggiore resistenza, permettendo di sviluppare una minima portanza e un minor carico per l'equipaggio (non sopra i 4G).
Mentre un rientro balistico è paragonabile ad un sasso in caduta libera, ma non è esattamente uguale, se così fosse l'equipaggio non sarebbe in grado di sopportare il rientro che avverrebbe con accelerazioni di molti G.
Un rientro balistico, infatti, avviene controllando comunque la capsula, inducendo un moto di rotazione attorno al proprio asse (circa 2 giri al minuto) che permette di trasferire progressivamente l'accelerazione (più pericolosa) piedi-testa in una più sopportabile frontale sul petto, utilizzando la forza centrifuga.
Secondo il racconto di Fyodor Yurchikhin "la rotazione della capsula è stata brusca e rigida con una forte irritazione vestibolare, accentuata dalla mia posizione, sul sedile sinistro, il carico è aumentato gradualmente fino a 8.56G, dopo i 7G abbiamo interrotto le comunicazioni con la Terra per poterci concentrare nella respirazione, l'equipaggio non ha comunque mai perso la vista e neanche conoscenza durante tutte le fasi del volo, avevamo capito che avremmo dovuto sopportare questo ulteriore calvario per il rientro…"

Alberto Zampieron

Appassionato di spazio da sempre e laureato in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Torino, è stato socio fondatore di ISAA. Collabora con Astronautinews sin dalla fondazione e attualmente coordina le attività fra gli articolisti.

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